Un detenuto di 26 anni è stato trovato morto all’alba nella sua cella del carcere della Dogaia, a Prato. Si tratta di Dennis Antonio Rodriguez Matute, cittadino honduregno detenuto dallo scorso 12 maggio con l’accusa di concorso nel tentato omicidio di un cameriere avvenuto nel centro della città. La scoperta è stata fatta dai compagni di cella, che hanno immediatamente dato l’allarme. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno potuto soltanto constatare il decesso. Secondo una prima ricostruzione, la morte sarebbe sopraggiunta presumibilmente a causa di un arresto cardiaco durante la notte, ma sarà l’autopsia a stabilire con certezza le cause del decesso.
Proprio nella giornata di oggi Rodriguez Matute avrebbe dovuto comparire davanti ai magistrati della Procura di Prato per essere ascoltato in merito a una denuncia presentata contro alcuni membri delle forze dell’ordine. Infatti, il 26enne aveva riferito ai medici di aver riportato una frattura alla mandibola in seguito alle presunte violenze subite durante le fasi del suo arresto. Le sue dichiarazioni erano state trasmesse all’autorità giudiziaria, che aveva fissato l’audizione per approfondire la vicenda.
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Aperta un’inchiesta sulle cause della morte
La Procura ha disposto l’esame autoptico sul corpo del detenuto, affidando agli accertamenti medico-legali il compito di chiarire l’esatta causa della morte. Tra gli aspetti che saranno verificati vi è anche l’eventuale assunzione di sostanze nella serata di ieri. Secondo quanto emerso, il giovane avrebbe accusato un lieve malore già nella giornata precedente, al termine di un colloquio con il nuovo difensore, subentrato dopo la revoca del mandato ai precedenti legali. Inoltre, in passato avrebbe sofferto di ricorrenti episodi di cefalea.
Rodriguez Matute era detenuto nella sezione di Media Sicurezza della casa circondariale pratese. Era stato arrestato insieme a un minorenne italiano nell’ambito delle indagini relative all’accoltellamento del cameriere Jacopo Cerbai, gravemente ferito da una coltellata al cuore mentre tentava di difendere la titolare del ristorante in cui lavorava durante una tentata rapina avvenuta in piazza Mercatale a Prato. L’autopsia rappresenterà ora un passaggio fondamentale per chiarire ogni aspetto della vicenda e accertare se il decesso sia riconducibile esclusivamente a cause naturali oppure se siano necessari ulteriori approfondimenti investigativi.
La denuncia del Garante dei detenuti della Toscana
La morte del 26enne ha provocato la dura reazione del Garante dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, che ha parlato di una “vera e propria mattanza” nelle carceri della regione. Il garante ha ricordato come quello di Prato sia il secondo decesso registrato in pochi giorni in un istituto penitenziario toscano, dopo la morte di un detenuto anziano nel carcere di Sollicciano, denunciando una situazione che ha definito “indegna di un Paese civile”.
Secondo Fanfani, questi episodi rappresentano il sintomo di un sistema penitenziario sempre più in difficoltà, caratterizzato da condizioni di detenzione che rischiano di compromettere la tutela della salute e della dignità delle persone recluse. Il garante ha richiamato il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, sottolineando che lo Stato ha il dovere di garantire la sicurezza e l’incolumità di chi si trova in custodia. “È drammatico dover constatare che per troppe persone recluse la morte stia diventando l’unica, dolorosa forma di liberazione da una sofferenza non più tollerabile”, ha concluso il Garante.
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