“È morta una giovane donna coraggiosa e sofferente”. Con queste parole don Luigi Ciotti ricorda Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, morta a 35 anni. Nel suo ricordo, il sacerdote ripercorre una vita segnata da violenza, paura e sofferenza, ma anche dalla ricerca ostinata della libertà e dal coraggio di affrontare una verità dolorosa.
Denise era ancora giovane quando incontrò don Ciotti insieme alla madre Lea, che aveva chiesto aiuto dopo aver deciso di lasciare il marito e collaborare con la giustizia. Alle loro spalle c’erano anni difficili, segnati dai contrasti familiari, dai trasferimenti e da condizioni di vita precarie. Le minacce ricevute dalla madre avevano finito per coinvolgere anche Denise, alimentando in lei un profondo senso di vulnerabilità e insicurezza.
La ragazza si era trovata così sospesa tra due mondi: quello degli affetti familiari e quello delle responsabilità e delle scelte degli adulti. Lea cercava di trasmetterle il valore della libertà e del rispetto, con l’obiettivo di allontanarla dall’ambiente criminale che aveva segnato la loro esistenza. Ma quel mondo, ricorda don Ciotti, non ha perdonato Lea e, dopo averla uccisa, avrebbe cercato di recuperare la fiducia della figlia per ricondurla all’interno delle dinamiche familiari.
Denise Cosco e l’omicidio della madre da parte del padre
Fu allora che Denise mostrò tutta la sua determinazione. Scelse di guardare in faccia la verità, anche quando scoprire che l’omicidio della madre era stato commesso dal padre rappresentò per lei un ulteriore e doloroso trauma. Nel 2013 partecipò al funerale di Lea a Milano, pronunciando parole cariche di affetto e riconoscenza, tra le lacrime. Un momento che, secondo don Ciotti, riuscì a incidere profondamente anche su altre donne, dando loro la forza di ribellarsi a situazioni di violenza e oppressione.
Denise rimase fedele al percorso di riscatto iniziato dalla madre e per anni fu costretta a vivere nascosta. Nonostante le difficoltà, continuò a coltivare il desiderio di sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, scrive don Ciotti, Denise aveva “una grande sete di vita, di libertà e di amore”, una sete che molte persone intorno a lei hanno cercato di sostenere fino all’ultimo attraverso la vicinanza e l’amicizia.
L’ultimo pensiero di Don Ciotti su Denise Cosco
Nel ricordarla, don Ciotti sceglie di non giudicare né idealizzare la sua storia. “Questo tutto, a un certo punto, è diventato troppo”, scrive, sottolineando il peso delle esperienze attraversate da Denise: la violenza patriarcale e mafiosa, l’abbandono, l’accoglienza, le regole imposte per proteggerla, ma anche la gioia di diventare madre e il peso delle nuove responsabilità.
Il pensiero finale è rivolto al legame con Lea. “Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma”, scrive don Ciotti, affidando alla fede l’immagine di un ricongiungimento. E poi le parole di commiato: “Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi”, ma anche “Grazie del tempo che abbiamo passato insieme”.
Denise, conclude don Ciotti, resterà nel cuore e nell’impegno di chi l’ha conosciuta. Il suo nome sarà ricordato, insieme a quello della madre, nel lungo elenco del 21 marzo, giornata dedicata alla memoria delle vittime innocenti delle mafie. “Siete state entrambe vittime della stessa violenza, ma anche protagoniste della stessa ribellione”, scrive. “Insieme, vi ricorderemo vive”.
© Riproduzione riservata


