La vicenda giudiziaria che ha coinvoltoAlessandro Chiani, il diciannovenne condannato a vent’anni di reclusione pertentato omicidio e rapinaai danni diDavide Cavallo, apre un nuovo capitolo con l’avvio di un percorso digiustizia riparativa. La decisione è stata approvata dal Tribunale dopo larichiesta presentata dalla difesa del giovane, ed è stata accolta lo scorso 20 maggio in seguito alla sentenza di condanna. L’avvocatoAmedeo Rizza, nuovo legale del condannato,ha inoltrato l’istanza subito dopo la pronuncia del verdetto.
Il giudice per l’udienza preliminare di Milano,Alberto Carboni, ha dato parere favorevole al progetto, tenendo conto delladisponibilità espressa dalla vittima stessa. Davide Cavallo ha infatti accettato di essere contattato dal Centro per la Giustizia Riparativa, consentendo l’avvio formale della procedura. Questo primo passaggio, tuttavia,non garantisce automaticamente un incontro diretto tra le parti, ma costituisce un preliminare verso un possibileconfronto mediato da espertinel settore. L’aggressione aveva destato particolare attenzione per la sua gravità.
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Secondo le indagini, Chiani aveva attaccato Cavallo, allora ventiduenne, nel corso di unarapinache si era conclusa con ilfurto di appena 50 euro. Nonostante il valore minimo del bottino,la violenza dell’azione aveva causato lesioni gravissime alla vittima, compromettendone la salute al punto daprospettare conseguenze permanenti. La sproporzione tra il gesto criminale e le sue conseguenze aveva rappresentato uno degli elementi chiave durante il processo che si era chiuso con una severacondanna a vent’anni di carcere.
L’accesso alprogramma di giustizia riparativanon altera la sentenza né prevede riduzioni automatiche della pena. Questo strumento, introdotto dalla riforma Cartabia,mira a offrire uno spazio di dialogo tra autore del reato e vittima, qualora entrambe le parti lo ritengano opportuno. Lo scopo èincentivare un percorso di responsabilizzazioneper chi ha compiuto il crimine e consentire alla vittima di raccontare il proprio vissuto in un ambiente sicuro e protetto.
IlCentro per la Giustizia Riparativadovrà ora valutare la fattibilità di tale percorso e verificare se esistano lecondizioni per procederecon eventuali incontri. Al termine della procedura verrà redatta una relazione sull’esito dell’intervento, che sarà trasmessa all’autorità giudiziaria per le opportune valutazioni.
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