Alle porte della battaglia legale sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e mezzo deceduto dopo il trapianto di un cuore bruciato dal ghiaccio secco, parla per la prima volta davanti alle telecamere de Lo stato delle cose, la trasmissione Rai condotta da Massimo Giletti, il cardiochirurgo Guido Oppido. Il medico che ha operato il piccolo Domenico e che oggi è sotto indagine per omicidio colposo, rompe il silenzio. La sua posizione è netta, quasi granitica: “Io so solamente che le cose le ho fatte bene, le ho fatte bene, quindi io sono la vittima“. Parole che pesano, pronunciate mentre una famiglia attende risposte e una città resta sospesa.
Nell’intervista il medico richiama il suo impegno decennale, parla di circa tremila interventi eseguiti su bambini nel corso della carriera e lascia emergere amarezza e frustrazione per una punizione che, a suo dire, gli sarebbe stata inflitta “solo” per aver provato ad “aiutare i figli degli altri“. Alla domanda più delicata, quella sulla decisione di procedere con l’espiante del cuore malato senza essersi prima assicurato delle condizioni del nuovo organo, Oppido risponde che di “tutte queste belle cose” parlerà nelle sedi competenti.
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Intanto però, gli interrogativi restano e si moltiplicano. Domenico avrebbe potuto sopravvivere con un nuovo trapianto? È vero che il cuore malato sarebbe stato rimosso prima di verificare che quello destinato a sostituirlo non fosse compromesso? Le prime risposte potrebbero arrivare già con l’incidente probatorio e con l’autopsia previsti oggi all’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli. Solo dopo sarà possibile fissare la data dei funerali, per restituire al piccolo una degna sepoltura e un ultimo saluto.
Caso cuore bruciato: nuovi particolari sull’accaduto
Nel frattempo emergono dettagli sempre più dolorosi. Dalla ricostruzione degli orari tra espianto e trapianto risulta che il bambino sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. Il nuovo organo sarebbe arrivato alle 14.30, quando il torace era già stato aperto. Alle 15 si sarebbe scoperto che si trovava nel box col ghiaccio secco, e alle 15.14, secondo i verbali, i medici avrebbero tentato di scongelarlo passandolo sotto l’acqua. Il trapianto dunque non era ancora iniziato. Una sequenza che ora è al centro dell’attenzione degli inquirenti.
Sul fronte legale, l’avvocato della famiglia del bambino, Francesco Petruzzi, ha ottenuto dal gip Mariano Sorrentino la ricusazione di uno dei tre periti inizialmente incaricati, Mauro Rinaldi, superando così l’ultimo ostacolo che rischiava di far slittare l’incidente probatorio. “Ci aspettiamo che emergerà che si sarebbe potuta percorrere un’altra strada terapeutica in favore del piccolo Domenico, rendendolo trapiantabile quando poi è arrivato un secondo cuore“, afferma il legale.
La famiglia chiede inoltre chiarimenti sull’eventuale lesione al ventricolo sinistro, riportata dagli organi di stampa, e sull’esatto orario del clampaggio aortico. “Vogliamo con forza sapere dalla procura se c’è la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi“, sottolinea l’avvocato.
Le indagini interne
A intervenire è anche la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino. In una lettera inviata al quotidiano Il Mattino spiega che le prime verifiche sulla morte del bambino sarebbero state avviate internamente già il 30 dicembre scorso, con l’audizione del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. Gli atti, sostiene, sarebbero poi stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, che indaga dall’11 gennaio, e trasmessi alla Regione Campania e al Ministero della Sanità. “Chi parla di occultamento dei fatti manifesta la sua cultura e la ricerca di facile consenso“, scrive la direttrice, respingendo ogni accusa di insabbiamento.
Ora tutto passa per l’incidente probatorio. È lì che si giocherà il primo, decisivo confronto tecnico ed è lì che si inizierà a capire se la morte di Domenico sia stata una tragica fatalità o il frutto di errori evitabili. Nel frattempo, resta il silenzio di una famiglia che aspetta verità. E un bambino che attende ancora giustizia.
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