Mentre emergono come sugheri dall’acqua tutti i dettagli scomodi dietro al bar Le Constellation, che potrebbero aver sancito a tuti gli effetti la strage di Crans Montana, le operazioni di identificazione delle vittime prosegue e gelano le ultime speranze. Sale a 24 il numero dei giovani di cui gli esami del Dna ne assegnano nome e cognome.
Insieme ai primi tre italiani, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini e Achille Barosi, ritrovati tra i morti del devastante incendio della notte di Capodanno, ci sono altre 4 donne svizzere di 18 anni, due quindicenni e un quattordicenne, sei uomini svizzeri di 31, 20, 18, 17 anni e due sedicenni, un diciottenne rumeno, un francese di 39 anni e un turco di 18 anni.
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Papa Leone XIV insieme alle famiglie delle vittime
Intanto, la confederazione elvetica ha indetto il lutto nazionale per il prossimo 9 gennaio, in ricordo delle giovani vittime dell’incendio. Intorno alle 14 è previsto un minuto di silenzio e le campane delle chiese suoneranno in tutta la Svizzera e una cerimonia ufficiale di commemorazione funebre si terrà nella località del Cantone delle Vallese. La solidarietà alle vittime e alle sue famiglie arriva da ogni Paese, così come da Papa Leone XIV che mostra la propria vicinanza inviando un messaggio che il vescovo di Sion, Jean Marie Lovey, celebrante della messa di commemorazione, legge nel corso dell’omelia.
“Il Santo Padre si unisce al nostro dolore con parole commuoventi e desidera manifestare la sua compassione e sollecitudine alle famiglie e sostenere coloro che soffrono“, dichiara il vescovo che, parlando alle centinaia di persone che partecipano alla messa, aggiunge: “Crans Montana è diventata la nuova Gerusalemme“. Perché, il nostro coinvolgimento arriva dal dramma di questo terribile incendio, così come i Magi fanno affidamento sulla stella cometa per rischiarare il cammino, possiamo noi trovare una luce per rischiarare il nostro cammino”.
Da qui, l’invito a non perdere mai la luce, “per tutte le persone che hanno perso qualcuno, il vostro cammino non sarà più lo stesso“, afferma di vescovo che tiene a sollecitare gli animi: “Cari amici, dovrete poi tornare alla vostra vita per un’altra strada, che la luce dall’alto vi preservi sempre e ovunque“. Quindi, “chiediamo la grazia di essere portatori di luce di fronte alle tenebre per le persone che ora si trovano nell’oscurità“.
Crans Montana, i tre italiani ancora dispersi
Una luce che è anche l’ultimo barlume di speranza che si conserva in fondo al cuore di tutti quei famigliari che sono ancora in attesa di sapere che fine abbiano fatto i loro figli, fratelli, fidanzati. Quanto ai connazionali, manca ancora l’identificazione di tre italiani, Riccardo Minghetti, Chiara Costanzo e Sofia Prosperi, per i quali occorre attendere l’esito della comparazione con il Dna dei genitori.
Per le due ragazze, però, l’identificazione sembra imminente: i genitori di Sofia avrebbero riconosciuto la figlia in una foto scattata alle vittime mentre i genitori di Chiara sono tornati a Milano avendo abbandonato ogni speranza che la ragazza potesse essere uno dei feriti non identificati visto che i pochi senza nome ricoverati negli ospedali sono tutti maschi.
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