A quasi un giorno di distanza dall’arresto di Jacques Moretti e dalla richiesta dei domiciliari con braccialetto elettronico per Jessica Marin, il Comune di Crans Montana ha deciso di prendere di nuovo la parola pubblicamente per dare spiegazioni di quanto avvenuto in questi giorni. La località svizzera, nota fino a qualche settimana fa solo per i suoi paesaggi straordinari e per le sue piste da scii, si trova ora al centro di una bufera mediatica e giudiziaria senza precedenti.
Lo scorso 1° gennaio, all’interno del locale Le Constellation è scoppiato un incendio a causa dell’utilizzo di giochi pirotecnici. I panelli fonoassorbenti hanno preso fuoco e, non essendo a ignifughi, in pochi attimi hanno trasformato l’edificio in una trappola mortale. Quaranta giovanissimi hanno perso la vita e altri 120 sono rimasti feriti, per lo più in maniera gravissima.
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I titolari del locale, i coniugi Moretti, sono indagati per incendio doloso colposo e per omicidio colposo e ieri sono stati ascoltati per la prima volta come indagati dalla procuratrice del Canton Vallese, Beatrice Pidou. Un colloquio durato più di sei ore, avvenuto nel giorno di lutto nazionale indetto dalla Svizzera, e che si è concluso con Jaques Moretti trasferito in carcere e sua moglie costretta in casa. La decisione della Procura è stata presa a causa di un possibile pericolo di fuga dei due.
Le parole della vicesindaca di Crans Montana
A poche ore da questa notizia, Crans Montana continua a far discutere per le dichiarazioni rilasciate dalla vicesindaca. Nicole Bonvin Clivaz, in un’intervista alla tv svizzera Rts, ha voluto mandare un messaggio di vicinanze alle famiglie colpite da questa tragedia e, soprattutto, chiedere scusa. Una presa di posizione che arriva dopo le polemiche che hanno investito il sindaco della località turistica, Nicolas Feraud, criticato per non aver chiesto scusa alle vittime nella conferenza stampa convocata all’indomani della tragedia.
“Non ci sono scuse per non aver chiesto scusa“, ha ammesso la vicesindaca, ammettendo però che “quando si è sulla linea del fuoco, a volte si è maldestri“. Poi, è arrivata una sorta di ammissione di colpa, con Bonvin Clivaz che ha ammesso le mancanze sui controlli da parte del Comune. “Non li abbiamo fatti e ammettiamo di non averli fatti e ci prendiamo la responsabilità per questo“, ha sostenuto, chiarendo però che tutte le colpe del caso potranno essere chiarite solo dall’inchiesta e dal processo.
Sui tempi della giustizia, la vicesindaca non si è detta positiva. “L’inchiesta durerà molto, ci sono ancora molte cose da trovare e da dire“, ha spiegato, sottolineando anche le difficoltà a cui si è trovato a dover far fronte il Comune. Nell ore immediatamente successive alla tragedia, l’amministrazione di Crans Montana ha dovuto recuperare ogni documento dagli archivi, ricostruendo in poche ore circa 60 anni di storia, per poi consegnarla alle autorità competenti.
“L’abbiamo fatto con la serietà e la volontà di essere trasparenti“, ha sostenuto Bonvin Clivaz, ribadendo comunque che per il momento non si pone in alcun modo la possibilità delle dimissioni. Il sindaco di Crans Montana è stato duramente criticato per questa decisione, dopo che diverse figure pubbliche e gli stessi cittadini avevano espresso il desiderio che abbandonasse il suo ruolo alla guida della città. Per ora, comunque, questa ipotesi non sembra realizzabile.
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