Dopo la procura di Parigi nei giorni scorsi, si attiva anche la magistratura italiana aprendo un’inchiesta sulla strage di Crans-Montana con le ipotesi di reato di omicidio e incendio colposi per la morte di 40 persone, tra cui sei ragazzi italiani, e il ferimento di altre 116. La procura di Roma, che è competente su presunti reati commessi all’estero in cui sono parti offese cittadini italiani, condurrà quindi le indagini sul devastante incendio a Le Constellation nella notte di Capodanno, come la Francia e il Belgio.
Massimo il riserbo da parte degli inquirenti che delegheranno le indagini alle forze dell’ordine. Come massimo è l’impegno nella conduzione dell’inchiesta che dovrà far venire a galla verità e responsabilità di quella drammatica notte. Intanto, la Farnesina ha inviato a piazzale Clodio una comunicazione relativa a quanto avvenuto in Svizzera, dove la procura del Cantone Vallese, coordinata da Beatrice Pilloud, indaga per omicidio, lesioni e incendio colposi Jacques Moretti e la moglie Jessica Maric, gestori del locale dove l’inferno si è scatenato.
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Al momento, al vaglio degli inquirenti elvetici c’è anche il rispetto delle misure di sicurezza, specialmente delle norme antincendio dopo che il Comune di Crans-Montana ha ammesso di non avere svolto i controlli su questo aspetto dal 2020 al 2025.
L’intervento della procura di Roma arriva insieme all’intensificarsi delle ultime ore degli attacchi sulle indagini condotte proprio da Pilloud e dai suoi quattro procuratori. E al centro delle critiche soprattutto quello che sembra essere un eccessivo garantismo nei confronti di Morelli e Maric, che, a quasi 48 ore dalla tragedia, la procuratrice aveva definito “ancora innocenti”.
E proprio dall’Italia è arrivata forte una corale richiesta di giustizia. Il padre di Chiara Costanzo, una delle sue vittime italiane di Crans-Montana, proprio ieri ha invocato un intervento della magistratura italiana per “scoperchiare tutto quello che c’è“, e si è appellato anche al premier Giorgia Meloni con la quale vorrebbe parlare per “essere assicurato che non ci siano omissioni“. Una ricerca della verità che è dovuta anche ai genitori di Emanuele Galeppini, il giovanissimo campione di golf morto nel rogo, i quali vogliono capire “come è morto Emaneule” perché “il suo corpo non mostrava alcun segno di ustione, era perfettamente integro“.
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