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Crans Montana, Parmelin visita i feriti al Niguarda

Il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin visita gli 8 feriti italiani dell'incendio di Crans Montana. Tra commozione e riconoscenza, la Svizzera mostra la sua vicinanza

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Questa mattina, nel giorno della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin, giunto a Milano per l’evento, ha scelto di compiere una tappa carica di significato umano prima di ogni rito istituzionale. Parmelin si è recato all’ospedale Niguarda, dove sono attualmente ricoverate otto vittime della strage di Capodanno a Crans Montana, alcune delle quali in condizioni ancora critiche.

Un gesto sobrio, lontano dai riflettori, con cui ha voluto portare vicinanza non solo ai feriti ma anche alle loro famiglie, travolte da una tragedia che continua a farsi sentire giorno dopo giorno. Il presidente svizzero ha incontrato i pazienti ricoverati nel reparto di terapia intensiva e nel Centro Ustioni, strutture di eccellenza che da settimane lavorano senza sosta per salvare vite e ricostruire corpi segnati dal fuoco.

Sono venuto qui oggi per far visita ai feriti ma anche alle loro famiglie. Non vogliamo lasciare indietro nessuno.”, ha dichiarato Parmelin. “Era anche importante, per me, ringraziare le autorità e i medici italiani per tutto il lavoro svolto“. Parole semplici, ma pronunciate in un luogo dove il dolore non è ancora passato e dove ogni miglioramento resta fragile.

Crans Montan, al Niguarda otto feriti: la speranza cresce, ma la tensione resta alta

Nei primi undici giorni di gennaio, dodici feriti italiani nell’incendio di Capodanno a Crans Montana, erano stati rimpatriati grazie a un ponte aereo e trasferiti al Niguarda di Milano. A distanza di circa un mese, il numero dei pazienti ancora ricoverati è sceso a otto, un dato che alimenta una cauta speranza, ma che non consente di abbassare la guardia.

Secondo quanto riportato da Il Giorno, uno dei pazienti, un quindicenne di Milano, potrebbe essere dimesso entro la fine di questa settimana. Una notizia che rappresenta un primo spiraglio di luce in una vicenda segnata da attese lunghe e silenziose. Invece, degli altri quattro pazienti che hanno già lasciato il Niguarda, tre sono rientrati a casa, mentre uno è stato trasferito al Policlinico di Milano, dove resta ricoverato in terapia intensiva.

Il quadro clinico resta però complesso. Il quindicenne in via di dimissione presenta gravi danni ai polmoni, causati dalla combinazione tra l’inalazione dei fumi tossici e una patologia preesistente. Un decorso che chiede monitoraggi costanti e grande prudenza

Crans Montana, ferite aperte fisiche e psicologiche

Nonostante i segnali di speranza, al Niguarda la tensione resta palpabile. Tre degli otto pazienti sono adolescenti ancora ricoverati in terapia intensiva, in condizioni molto gravi e con prognosi riservata. Altri quattro si trovano nel Centro Ustioni, con bruciature estese sul 30-35% del corpo, sottoposti a medicazioni invasive e interventi continui.

Le visite sono rigidamente controllate per ridurre al minimo il rischio di infezioni, un pericolo costante in queste fasi di cura. Nessuno dei ragazzi ha ripreso le lezioni in Dad: gli psicologi consigliano un rientro estremamente graduale, lontano da pressioni esterne e dall’esposizione mediatica, per non aggravare un trauma che è ancora vivo.

La guarigione non riguarda solo il corpo. È un percorso lungo, fatto di silenzi, di paure e di ricostruzione lenta. La visita di Parmelin, in questo contesto, non cambia il decorso clinico, ma rompe l’isolamento. E ricorda che, dietro i numeri e le cronache, restano volti giovani, famiglie sospese e una ferita che chiede tempo, cura e memoria.

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