A un mese esatto di distanza dalla strage di Crans Montana, il bilancio dell’incendio si aggrava. Un ragazzo di 18 anni con cittadinanza svizzera è deceduto oggi a causa delle gravi lesioni provocate dal rogo. Il giovanissimo era ricoverato in ospedale a Zurigo, dove è morto dopo settimane di agonia. Una notizia che riaccende la rabbia e l’indignazione per quanto avvenuto la notte del 1° gennaio 2026.
Ad oggi, quindi, sono 41 i ragazzi deceduti e 115 i feriti, come confermato dalla Procura del Canton Vallese. Dei deceduti, otto sono cittadini francesi, sei italiani, ventitré svizzeri, un belga, un portoghese, un rumeno e un turco. Una strage dolorosissima provocata dall’utilizzo di bengala, che hanno incendiato i pannelli anti suono posti sul soffitto del Le Constellation, non regolarmente ignifughi. La mancanza di uscite di emergenza, con l’unica presente chiusa a chiave dai proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, ha poi aggravato impensabilmente la situazione.
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Le indagini sulla tragedia, con gli inquirenti svizzeri che sono al lavoro per ricostruire la catena delle responsabilità. Al momento, gli indagati sono quattro tra cui i due proprietari, l’attuale responsabile della sicurezza pubblica del Comune di Crans-Montana e un ex addetto alla sicurezza antincendio. L’Italia continua ad osservare con attenzione il dispiegarsi delle inchieste, con l’obiettivo di avere al più presto risposte da dare ai famigliari delle vittime e dei feriti.
Sul fronte sanitario, invece, l’emergenza è in continua evoluzione. Dopo l’incendio, i feriti più gravi sono stati trasferiti in elicottero in diversi ospedali e centri specializzati per grandi ustionati, in Svizzera e in altri quattro Paesi europei. Secondo l’ultimo conteggio, 18 sono in Francia, 12 in Italia, otto in Germania e sei in Belgio. In Svizzera, invece, sono ancora ricoverate 37 persone. Col tempo, alcuni di questi pazienti saranno trasferiti in altri centri specializzando nel trattamento delle loro lesioni o patologie. La maggior parte di essi, comunque, rimangono ancora in terapia intensiva.
I loro famigliari continuano intanto ad esortare le autorità a rispondere il prima possibile alle loro domande. Ieri sera, a Lutry, è stata organizzata una manifestazione per ricordare le nove persone originarie della località decedute nella tragedia. Lo slogan scandito dai partecipanti è stato quello di “Giustizia e verità“, ovvero le due principali richieste delle famiglie. Durante gli interventi e nelle interviste ai media internazionali, diversi parenti hanno espresso dolore, rabbia e frustrazione contro i gestori del bar, le autorità comunali e cantonali e anche verso la Confederazione. In alcuni casi, sono state usate parole durissime, evocando “menzogna“, “mafia” e “corruzione“.
Tra i fautori e volti della protesta era presente quello di Hugues Blatti, padre di un 18enne rimasto gravemente ferito e ricoverato in coma. Nel corso delle sue interviste, l’uomo ha sostenuto che i contatti con le autorità svizzere sono stati quasi del tutto “assenti“. “Al contrario, il Consolato italiano si è subito attivato, così come la Francia“, ha raccontato, riferendo anche di un colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron, che avrebbe garantito il proprio sostegno. Una denuncia che si aggiunge a quelle di molti altri rimasti coinvolti in questa terribile tragedia.
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