Una mail scottante, rimasta fino ad ora fuori dagli atti dell’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans Montana, rivela un inquietante retroscena: il comune sarebbe stato a conoscenza del fatto che la schiuma fonoassorbente del Constellation era infiammabile.
A quanto pare, Rose Marie Clavien, responsabile dell’edilizia del Comune dal 2017 al 2024, sarebbe l’autrice della mail che dimostrerebbe la consapevolezza del pericolo ben prima della strage. La scorsa settimana l’ex funzionaria è stata convocata a Sion come persona informata sui fatti e le è stata sottoposta l’email. Davanti al testo, Clavien si è avvalsa della facoltà di non rispondere e, da persona informata sui fatti, è adesso nel registro degli indagati.
Il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger ha rivelato che nel documento era la stessa ex dirigente ad avvertire, con una mail interna, che bisognava prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale e che poteva provocare un rogo.
Il messaggio già agli atti sulla strage di Crans Montana
Il rischio dunque non era conosciuto soltanto dai gestori del Constellation ma anche dal Comune stesso o da chi ci lavorava. Infatti, prima di questa email, era già agli atti anche un altro messaggio, datato 13 dicembre 2019. In esso Jessica Moretti (la proprietaria del locale) scriveva a una dipendente di fare attenzione alle fontane pirotecniche perché, se le scintille avessero raggiunto la schiuma, il locale sarebbe andato a fuoco.
In sua difesa, la donna ha parlato di “frase ironica” e di “interpretazione in senso figurato“. Tuttavia, con l’aggiunta di questa nuova prova, aumentano i dubbi e lo sguardo si amplia verso l’intero edificio che ospitava il locale. Lo Chalet Constellation, costruito nel 1968, comprendeva infatti il bar al piano terra, undici appartamenti e diversi spazi commerciali.
I dubbi sul sistema dei controlli antincendio del Vallese
In un controllo effettuato nel 2020 sarebbero state riscontrate carenze negli impianti di combustione della maggior parte degli appartamenti. Ad essere messo in discussione è dunque l’intero sistema dei controlli antincendio del Vallese. Ci sarebbero documenti cantonali del 2019 e del 2020 che mostrerebbero verifiche incomplete: in oltre il 90% dei casi esaminati mancava il certificato necessario ad attestare che un impianto, dopo essere stato dichiarato non a norma, fosse stato effettivamente messo in sicurezza prima di tornare in funzione.
A Crans Montana non c’era una commissione antincendio: i controlli facevano capo a Ken Jacquemoud, responsabile comunale della sicurezza e della prevenzione roghi. È lui l’uomo che per anni si è occupato delle verifiche sul territorio e che oggi figura a sua volta tra gli indagati nell’inchiesta sulla strage.
“Negligenza fin dal principio”
I dettagli che emergono lasciano spiazzati. Valentino Giola, il papà di Giuseppe, uno dei sopravvissuti all’incendio ha commentato la notizia senza troppi filtri: “Questa è l’ennesima notizia che mi lascia abbastanza perplesso e che corrobora l’ipotesi della Procura: fin dall’inizio sembrava evidente che ci fosse stata negligenza“.
Il fatto sarebbe anche una conferma di quanto aveva detto il sindaco nei giorni successi alla strage: erano cinque anni che non venivano effettuati controlli. “Adesso sembra che ci sia anche un documento che attesti che c’erano rischi fondati“, ha aggiunto Giola.
Anche Umberto Marcucci , genitore di uno dei feriti, ha commentato indignato la notizia: “Comportamento non solo negligente ma omertoso che rasenta l’irresponsabilità. L’email era stata proprio accuratamente nascosta per evitare che uscisse“.
Tanta rabbia da parte delle famiglie ma anche molta consapevolezza. Seguire l’evoluzione dei fatti è difficile e, secondo Giola, “astrarsi” dal contenuto giornaliero delle indagini è fondamentale per tutelare l’equilibrio mentale.“Cerco di seguire tutto con attenzione, ma anche con un certo distacco. Tutto sommato io sono fortunato, visto che ho ancora mio figlio“, ha detto.
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