Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini ed ora anche Chiara Costanzo. Sono questi i nomi delle quattro vittime italiane tra le 40 della strage di Crans Montana consumatasi la notte di Capodanno nel locale Le Constellation, di cui i proprietari sono indagati per omicidio e incendio colposo e lesioni personali.
Sale così a 25 il bilancio delle vittime identificate dalla polizia svizzera che ha ricevuto i riscontri degli esami del Dna. Nel terribile bilancio quindi si contano finora quattro cittadine svizzere di 18 anni, due di 15 anni, e una di 14 anni; sei cittadini svizzeri di 31 anni, 20, 18, 17 e due di 16 anni; un cittadino rumeno di 18 anni, un francese di 39 anni e un cittadino turco. Il resoconto dei connazionali è quindi di 4 vittime, 14 feriti e due dispersi, come ha riportato l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, a margine della commemorazione per le vittime della strage.
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“Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile“, scandisce il diplomatico che sottolinea come sarebbero bastati “un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso”. L’atmosfera è pesante nella cittadina svizzera, il dolore misto alla rabbia di famigliari e amici delle giovanissime vittime è tutto ciò che per ora resta sullo sfondo della tragedia, oltre a quelle flebili fiamme di speranza ancora accese in attesa di ricevere aggiornamenti sui dispersi.
Speranze che per, come nel caso di Chiara Costanzo, si erano via via affievolite, fino alla notizia ufficiale giunta questa mattina. Nella giornata di ieri era stato il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, a parlare dell’identificazione della sedicenne, pubblicando sui social una foto della giovane, ma nulla aveva ricevuto riscontro certo fino ad oggi a distanza di tre giorni dalla tragedia.
Chiara, dai lineamenti dolci e lo splendido sorriso, era salita a Crans Montana da Milano, dove abita con i familiari che nella stazione sciistica elvetica hanno una casa di vacanza. Era profondissimo il suo legame con Arona e il Lago Maggiore. La sedicenne studiava al terzo anno del liceo scientifico Moreschi a Milano, e praticava anche ginnastica acrobatica a livello agonistico. I suoi genitori, dopo la strage, erano tornati a casa avendo abbandonato ogni speranza che la ragazza potesse effettivamente essere uno dei feriti non identificati visto che i pochi senza nome ricoverati negli ospedali sono tutti maschi.
Ora, quindi, manca ancora l’identificazione di Riccardo Minghetti e Sofia Prosperi, per i quali occorre attendere l’esito della comparazione con il Dna dei genitori. Per la ragazza, però, l’identificazione sembra imminente, come appariva per Chiara Costanzo: i genitori di Sofia avrebbero riconosciuto la figlia in una foto scattata alle vittime.
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