Il primo Concistoro di Papa Leone XIV con l’intenzione primaria di restituire ai porporati quell’originario ruolo di principali collaboratori nel governo della Chiesa universale, ruolo che ha visto un forte ridimensionamento nel corso dei 12 anni di pontificato bergogliano. Ebbene, la due giorni che ha riunito cardinali provenienti da tutto il mondo si è conclusa nel segno di una consultazione periodica del Collegio cardinalizio con il Santo Padre, con il fine ultimo di lavorare per la gente guardando alla necessità che arrivano dal mondo perché non serve “una Chiesa che guarda solo a sé stessa“.
Un Concistoro straordinario che è stato molto atteso per comprendere anche le prospettive di Prevost e da cui è stato coerentemente appreso che se il confronto è vitale allora non può riguardare “agende personali o di gruppo” ma l’obiettivo resta quello di una Chiesa missionaria. Di conseguenza, i cardinali non debbono considerarsi “un team di esperti, ma una comunità di fede“. Quindi, nessun C9 o simili, sorvolando sul consiglio di nove cardinali che Papa Francesco aveva ideato al suo fianco per poi mantenere uno stile di governo solitario.
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Poche semplici parole che sono un balsamo emolliente per per le screpolature venutesi a formare in questo ultimo decennio. Difatti, lo scarso coinvolgimento del sacro collegio è stato anche uno dei nodi più criticati dell”eredità‘ di Papa Francesco nel corso delle congregazioni pre-conclave. Papa Leone XIV ha colto fin da subito le incrinature presenti, tanto che appena 48 ore dopo la sua elezione, aveva espresso l’intenzione di incontrare periodicamente i cardinali, nella speranza di smussare gli spigoli bergogliani. E così, chiudendo il suo primo Concistoro straordinario, delinea più un metodo di lavoro che delle decisioni vere e proprie.
Si accorceranno le distanze e il ruolo del porporato sarà rivitalizzato anche come consulente del Santo Padre, nel segno della fiducia e della stima. Un’esigenza che era già emersa come sugheri dall’acqua dalle Congregazioni generali, le riunioni pre-conclave, quando molti cardinali scoprirono di non conoscersi tra loro. E per questo il pontefice ha dato ai cardinali già un nuovo appuntamento, il 27 e 28 giugno.
Intanto, in questo primo mercoledì dell’anno e nel successivo giovedì, si è fatto fronte al tema della sinodalità e alla missionarietà, mentre è rimasto fuori il dossier della liturgia, che era in agenda sin da prima dell’inizio dei lavori. A quanto pare, troppo stretti i tempi per confrontarsi su un tema così divisivo considerato il pressing che da mesi l’ala più tradizionalista della Chiesa fa su Papa Leone, sintomo della stretta operata da Bergoglio. Le premesse, però, sono state più che evidenziate considerando l’intervento iniziale del Santo Padre che ha aperto i lavori ricordando l’importanza del Concilio Vaticano II.
E seppur non ci siano state decisioni, questo Concistoro volge al termine sulla necessità del confronto, del dialogo e dell’ascolto. Non importa dunque solo il risultato perché prevale “l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio“, puntualizza Papa Leone che ricorda di volgere “lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l’aria invano, come ammonisce l’apostolo Paolo“.
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