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Chiara Petrolini, l’imputata risponde a psichiatri: “Non sono pazza ma debole e sola”

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Cosa penserebbe uno psichiatra di Chiara Petrolini? A questa domanda l’imputata accusata di aver ucciso i due figli neonati e di averne sepolto i corpi, ha risposto che lo psichiatra apprenderebbe non un comportamento “da pazza”, ma “il comportamento di una persona debole e sola che ha avuto paura“.

Risposta espressa in un colloquio risalente al 22 novembre 2024 tra Petrolini e i consulenti tecnici della Procura di Parma, Mario Amore e Domenico Berardi. Chiara, parlando con i professori, che sono stati sentiti lo scorso lunedì al processo, espresse la speranza di rifarsi una vita. Un futuro che lei vorrebbe realizzare con il suo “sogno di fare la maestra alla elementari o al nido, sto studiando per quello“.

Nell’udienza al processo a Petrolini, lo psichiatra e consulente della procura, Mario Amore, ha risposto alle diverse domande avanzate dal pubblico ministero di Parma lo scorso lunedì affermando che la la giovane “non ha un disturbo psichiatrico chiaramente documentabile all’interno del manuale, non sono malattie mentali chiare organicamente definite“.

Perché, come ha spiegato lo specialista, per poter parlare di disturbo della personalità “deve essere abituale e avere una certa durata e Petrolini non ha un disturbo della personalità“. Per Amore, ascoltato in aula insieme al collega Domenico Berardi, la giovane accusata di aver partorito e seppellito, nel giardino di casa sua a Vignale di Traversetolo, nel parmense, i suoi due figli neonati, “ha piena capacità di intendere e volere” almeno relativamente all’episodio indicato.

Petrolini non è una psicopatica, è una ragazza per bene ed è una brava ragazza; nelle gravidanze, quando si è entrati in un quel calderone nuovo, lei ha agito senza affetti e ha agito per raggiungere scopi suoi, che ricorda, incidentalmente, alcuni aspetti della psicopatia, quindi il fatto di non avere pietà dell’altro – ha chiarito ancora Amore -. Ancora oggi, Chiara dice: ‘Ma io che cos’ho fatto di male?’“.

Petrolini, in base a quanto emerso da quanto documentato dai consulenti, “ha fatto delle cose che spaventerebbero chiunque senza spaventarsi, senza dubitare, senza incepparsi, senza confondersi, senza sovrapporre dei comportamenti. Lei ha tenuto la linea di nascondere tutto e di fare tutto da sé“. Nella prima parte dell’udienza, inoltre, aveva preso la parola anche Valentina Bugelli, dottoressa della Medicina legale dell’università di Parma, spiegando come il primo bimbo ritrovato il 9 agosto 2024, sarebbe nato vivo, considerando l’esito positivo di tutte le prove docimastiche condotte. Quindi, “si può affermare che il neonato, al momento del parto era vivo“.

Quanto al secondogenito, il piccolo sarebbe sopravvissuto pochi minuti dal taglio del cordone e la causa del decesso è stata attribuita, probabilmente, a uno choc emorragico acuto, identificato nel taglio del cordone, appunto, con un oggetto tagliente, e a una conseguente emorragia acuta: “L’atto respiratorio l’ha compiuto e più di uno“.

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