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Femminicidio Cecchettin, il papà di Giulia: “La verità è stata accertata, ora bisogna andare avanti”

"La giustizia ha il compito di accertare i fatti, non di placare il dolore. Quel compito spetta a noi: a chi resta, a chi decide di trasformare la sofferenza in consapevolezza e la memoria in responsabilità", ha spiegato Gino Cecchettin in una nota

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Il processo contro Filippo Turetta si è concluso con la condanna in primo grado all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin. Non vi saranno ulteriori processi, né udienze, in quanto entrambe le parti hanno deciso di ritirare i ricorsi in appello. Per primo l’imputato, che il 18 ottobre scorso ha annunciato di voler accettare la sentenza dell’ergastolo, senza provare ad avere sconti di pena; poi la Procura generale, che ha ritirato il ricorso presentato in quanto in primo grado non furono riconosciute le aggravanti di stalking e crudeltà.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin, uccisa a 21 anni l’11 novembre 2023, ha il suo colpevole e la sua famiglia è pronta ad andare avanti, dedicandosi totalmente alla lotta contro la violenza di genere, senza doversi dividere nella battaglia per la giustizia. Lo conferma lo stesso Gino Cecchettin, papà della vittima, il quale riconosce come chiuso il percorso giudiziario legato al femminicidio della figlia.

Gino Cecchettin: “La giustizia deve accertare i fatti, non placare il dolore”

Non esiste una giustizia capace di restituire ciò che è stato tolto, ma esiste la consapevolezza che la verità è stata riconosciuta e che le responsabilità sono state pienamente accertate“, ha dichiarato convinto, spiegando i motivi che lo avrebbero spinto a porre una fine anticipata al processo, senza continuare a battersi per ottenere il riconoscimento delle due aggravanti.

Innanzitutto, Gino Cecchettin ha chiarito che come padre ha deciso di “guardare avanti“, in quanto l’unico modo che ritiene corretto per ricordare e onorare sua figlia è quello di “costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome“. Nella nota, l’uomo riconosce che potrebbe sembrare naturale continuare a chiedere giustizia, cercando gli ulteriori riconoscimenti della crudeltà e dello stalking.

Allo stesso tempo, però, c’è la “consapevolezza che è il momento di fermarsi, come segno di pace interiore e maturità“. Questo, dal suo punto di vista, sarebbe un passo che dovrebbe essere compiuto più spesso. “La giustizia ha il compito di accertare i fatti, non di placare il dolore. Quel compito spetta a noi: a chi resta, a chi decide di trasformare la sofferenza in consapevolezza e la memoria in responsabilità“, ha poi aggiunto, sottolineando che sua figlia merita di essere ricordata non solo per la tragedia che l’ha colpita, ma anche per le sue caratteristiche di donna.

La sua dolcezza, la sua intelligenza, la sua voglia di vivere e di amare in libertà“, ha messo in luce Gino Cecchettin, aggiungendo che il dolore non potrà mai essere cancellato, ma può essere trasformato nel motore per un cambiamento. La speranza della famiglia di Giulia Cecchettin è quella che la popolazione impari a respingere ogni forma di violenza, costruendo una cultura del rispetto che riguardi anche le istituzioni.

Solo così il sacrificio di Giulia potrà generare un cambiamento reale, profondo, duraturo“, ha spiegato l’uomo, aggiungendo di voler ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto la battaglia della sua famiglia per la giustizia nei confronti della giovanissima.

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