Catania, trovato il cadavere della bimba scomparsa

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Le ricerche di Elena si chiudono in modo tragico, con la scoperta del corpo della piccola. Cade l’ipotesi del rapimento dopo che la madre ha confessato di averla uccisa

Ha confessato la madre della piccola Elena, di tre anni, di Piano di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania. La donna, messa sotto pressione negli interrogatori degli inquirenti, afferma di aver ucciso e seppellito il corpo della figlia. 

La vicenda che nella giornata di ieri ha sconvolto tutto il Catanese era iniziata con la donna che ha denunciato ai carabinieri il sequestro della figlia, avvenuto mentre erano in auto di ritorno a casa. Secondo la prima versione data, tre persone incappucciate e armate di pistola avevano aperto la portiera della vettura prelevando e portando via la piccola. 

Le indagini, quindi, sono scattate immediatamente, anche in seguito a delle anomalie nelle ricostruzioni: esclusa la pista mafiosa e la richiesta di un riscatto, il “giallo” del rapimento sembrava più essere correlato a una faida famigliare. Nella notte fra ieri e oggi, gli inquirenti hanno ascoltato a tappeto ogni conoscente della donna e della piccola Elena. 

Dopo una notte di interrogatori, questa mattina è arrivata la svolta nelle indagini: il corpo della bambina è stato fatto ritrovare dalla madre, che avrebbe confessato di averla uccisa, pur senza spiegare come e perché avrebbe commesso delitto. Il rapimento era una messa in scena per coprire l’omicidio. Saranno le autorità, con ulteriori indagini, a chiarire maggiormente i dettagli di quanto accaduto.

Si apre la faida in famiglia

I parenti della piccola Elena, così come la comunità del Catanese in cui abitava, sono sconvolti dall’accaduto. Di fronte alla confessione della madre, sono stati raccolti i primi commenti da parte dei famigliari della vittima. 

La nonna paterna racconta: «Avevamo creduto alla storia degli uomini incappucciati: non avevamo ragione di non credere. Elena era una bimba meravigliosa. La madre aveva un atteggiamento autoritario e aristocratico: decideva lei quando portarci la bambina». 

Anche il nonno della bambina conferma: «Non credevamo possibile una cosa del genere. Un rapimento era impensabile. Non si poteva immaginare quello che è successo. Mi sembra tutto così strano, assurdo. La madre di Elena era una ragazza molto chiusa, ma non riesco a spiegarmi il motivo di quello che è accaduto. Ma adesso chi è stato deve pagare, anche chi l’ha eventualmente aiutata». 

I genitori della bimba vivevano un momento difficile, probabilmente vicini alla separazione. Per questo motivo la zia paterna ai giornalisti della zona ammette che il delitto potrebbe essere un tentativo da parte della madre di incastrare l’ex compagno: «Un anno fa mio fratello fu accusato ingiustamente di una rapina, ma fortunatamente fu scagionato completamente. Quando dal carcere passò ai domiciliari, sotto casa trovammo un biglietto di minacce. A quel biglietto la madre della bimba ha fatto riferimento dicendo che avevano rapito Elena». 

Il parroco: «C’è un angelo in Paradiso»

La comunità si stringe attorno alla famiglia della bambina. Il primo a parlare è il parroco di Massannunziata, padre Alfio Privittera: «C’è un angelo in paradiso o una mamma che non stava bene psicologicamente o qualcuno ha combinato qualche pasticcio. La nostra società ha gli eroi e i disgraziati. Che questa vicenda diventi un motivo per riflettere sul valore della vita è sull’assistenza da fare alle persone che non stanno bene con la testa». 

Anche il primo cittadino di Mascalucia, Enzo Magra, commenta il ritrovamento del cadavere: «Appena ho saputo la notizia sono scoppiato in un pianto a dirotto. E’ una vicenda di una drammaticità unica che non avremmo mai voluto apprendere». 

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