consorzio arcale

Caso Regeni, i genitori: ‘Ora verità e giustizia devono essere agite’

Paola e Claudio Regeni chiedono al governo di cambiare passo nei rapporti con l’Egitto. Intanto Palazzo Chigi frena sul risarcimento e precisa che la richiesta sarà avanzata dopo il passaggio in giudicato della sentenza. L’opposizione attacca l’esecutivo

6 Min di lettura

“Abbiamo avuto finalmente verità e giustizia“. Paola e Claudio Regeni rompono il silenzio dopo la sentenza sul sequestro, le torture e la morte di Giulio e chiedono all’Italia di cambiare atteggiamento nei confronti dell’Egitto.

In un’intervista a la Repubblica, i genitori del ricercatore friulano raccontano le emozioni provate dopo la decisione della Corte d’Assise di Roma, sottolineando però che la sentenza deve rappresentare l’inizio di una nuova fase. Secondo i Regeni, negli anni trascorsi dalla morte del figlio il governo italiano non avrebbe ottenuto dal Cairo la collaborazione necessaria per arrivare alla verità.

Ora, sostengono, l’esecutivo avrebbe l’opportunità di “riscattarsi“, dimostrando che “la dignità di un Paese non è negoziabile” e che i rapporti economici con l’Egitto non possono prevalere sulla tutela dei cittadini italiani.

I genitori chiedono quindi di reclamare il risarcimento riconosciuto dalla sentenza e di mettere in discussione i rapporti con un Paese che, a loro giudizio, non offre sufficienti garanzie sul piano della sicurezza e dei diritti. E rilanciano anche la mobilitazione simbolica: bracciali e striscioni gialli, oltre alle panchine dedicate a Giulio, dovrebbero continuare a ricordare la vicenda.

Il risarcimento

Al centro del confronto politico c’è ora anche l’esecuzione delle somme stabilite dai giudici.La sentenza ha condannato tre appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani per il sequestro di Regeni, mentre un quarto imputato è stato assolto. L’accusa di omicidio non è stata riconosciuta.

La Corte ha inoltre disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 150mila euro a favore della Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile, oltre a 200mila euro per ciascuno dei genitori e 100mila euro per la sorella Irene.

I tre imputati sono stati inoltre condannati al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali alla famiglia Regeni e alla Presidenza del Consiglio, che dovranno però essere quantificati in sede civile.

Sul punto è intervenuto il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. In un primo momento aveva affermato che lo Stato avrebbe chiesto il risarcimento dopo il deposito della sentenza. Successivamente ha precisato che l’esecuzione sarà richiesta quando la sentenza sarà passata in giudicato, dunque dopo l’eventuale conclusione dei successivi gradi di giudizio.

Le reazioni dell’opposizione

La precisazione ha alimentato le critiche delle opposizioni. La segretaria del Pd Elly Schlein sostiene che almeno una parte della decisione sia immediatamente esecutiva e chiede al governo di intervenire sul piano diplomatico affinché la sentenza italiana venga rispettata.

Sulla stessa linea Giuseppe Conte, secondo cui lo Stato dovrebbe favorire il pagamento delle somme riconosciute dai giudici. Critiche sono arrivate anche da Italia Viva, con particolare riferimento alla posizione assunta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il governo, nel frattempo, mantiene una linea prudente sui rapporti con il Cairo, mentre Palazzo Chigi ha smentito una notizia pubblicata dal sito egiziano Mada Masr secondo cui vi sarebbe stata una telefonata tra esponenti di alto livello italiani ed egiziani prima della sentenza per individuare una soluzione compatibile con le relazioni tra i due Paesi.

Fonti di Palazzo Chigi hanno definito la ricostruzione falsa, ricordando che l’ultimo contatto tra Giorgia Meloni e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi risale al 23 luglio, in occasione della festa nazionale egiziana.

Il Cairo prende le distanze

Dal fronte egiziano, una fonte diplomatica anonima citata da Al Sharq Al Awsat ha sostenuto che l’Egitto non avrebbe seguito il processo e non intende reagire alla sentenza. La stessa fonte ha sottolineato che la decisione giudiziaria riguarda singoli imputati e non le istituzioni egiziane, ricordando inoltre che l’accusa di omicidio non è stata accolta.

Una posizione che arriva in un quadro diplomatico particolarmente delicato per Roma, anche alla luce di altri casi che coinvolgono cittadini italiani in Egitto. Tra questi ci sono Nessy Guerra, condannata a sei mesi per adulterio e attesa da una nuova udienza il 7 ottobre, e Giacomo Passeri, condannato a 25 anni per traffico internazionale di droga.

Gli imputati verso l’appello

Sul piano giudiziario, gli avvocati d’ufficio dei tre agenti egiziani hanno già annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza davanti alla Corte d’Assise d’Appello. Il legale Tranquillino Sarno ha inoltre riferito che sarà valutata la possibilità di sollevare nuovamente una questione di costituzionalità sulla necessità di una procura speciale nei procedimenti che riguardano imputati dichiarati assenti non per una loro scelta ma per il comportamento di soggetti terzi.

La vicenda giudiziaria, dunque, non è ancora conclusa. Ma per la famiglia Regeni la sentenza rappresenta comunque un punto di svolta: dopo anni di attesa, chiedono ora che il riconoscimento arrivato in aula si traduca anche in iniziative concrete sul piano politico e diplomatico.

© Riproduzione riservata

TAGGED:
Condividi questo Articolo