Chiesto nuovo interrogatorio per Lavitola. Il suo legale: ‘Ranucci potrebbe aver capito chi fosse il mandante’

La difesa dell’ex editore rilancia sulla protezione del giornalista. Lavitola è in carcere con l’accusa di essere il mandante dell’attentato davanti alla casa del conduttore di Report. Gli inquirenti proseguono gli accertamenti su telefoni e computer

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“Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta”.È quanto sostieneSergio Cola, legale di Valter Lavitola,l’ex editore e imprenditore attualmente detenuto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. La dichiarazione riporta al centro dell’inchiesta uno degli elementi sui quali la difesa sta costruendo la propria strategia.

Lavitola, dopo essere stato arrestato nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma,ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato,ma ha fornito una ricostruzione del movente diversa da quella ipotizzata inizialmente dagli investigatori. Secondo quanto riferito dal suo legale, avrebbe organizzato l’azione sostenendo di voler tutelare Ranucci e ottenere per lui una maggiore protezione.

La versione di Lavitola

La questione della scorta assume quindi un peso particolare nella ricostruzione della difesa. Il legale sostiene infatti che il giornalista avesse già manifestato l’esigenza di incrementare il dispositivo di sicurezza che lo proteggeva.Ranucci, secondo quanto riferito nei giorni scorsi, dispone di una scorta continuativa dal 2021,assegnata in seguito alle minacce ricevute.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre cinque ore,Lavitola ha riconosciuto la propria responsabilità come mandante,ma ha sostenuto di aver agito con l’obiettivo di aumentare la protezione del giornalista. Una versione che ha suscitato forti reazioni e che resta ora al vaglio degli inquirenti.

La difesa di Ranucci

LaProcura contesta infatti una ricostruzione nella quale l’attentato avrebbe avuto un significato diverso,legato anche alla volontà di accrescere la popolarità di Ranucci in vista di un possibile futuro impegno politico. Lavitola ha invece negato che dietro l’azione ci fosse un progetto di questo tipo.

Illegale di Ranucci,Roberto De Vita,aveva definito la ricostruzione delirante,sottolineando che il giornalista era già sottoposto a protezione e che le misure di sicurezza erano state confermate negli anni proprio in ragione delle minacce ricevute.

Laricostruzione dell’accaduto resta tuttavia al centro di diversi accertamenti.Gli investigatori stanno analizzando il materiale sequestrato a Lavitola, compresi computer e telefoni cellulari, alla ricerca di elementi utili a ricostruire contatti, movente e modalità dell’organizzazione dell’attentato. Tra i punti ancora da chiarire c’è anche il ruolo di Gomes Tavares,cittadino camerunese indicato come factotum di Lavitola e ritenuto dagli investigatori un possibile intermediario nell’organizzazione dell’attentato. La Procura si prepara a chiederne l’estradizione.

Lavitola resta intanto in carcere dopo che il gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliaripresentata dalla difesa. I suoi legali valutano ora un nuovo ricorso al Tribunale del Riesame e la possibilità di chiedere un ulteriore interrogatorio.

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