L’assoluzione in primo grado di Louis Dassilvaper l’omicidio di Pierina Paganelli non chiude il caso giudiziarioche da quasi tre anni tiene con il fiato sospeso Rimini. Al contrario, apre una nuova fase destinata a prolungare il confronto nelle aule di tribunale e ad alimentare tensioni e preoccupazioni tra i familiari della vittima.
Lasentenza pronunciata dal Tribunale ha riconosciuto l’insufficienza degli elementi raccolti dall’accusaper attribuire all’imputato la responsabilità dell’omicidio della pensionata di 78 anni, uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino. Dassilva è stato quindi assolto e scarcerato immediatamente.
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Il caso di Pierina resta aperto
Ma il procedimento è tutt’altro che concluso. LaProcura di Rimini ha già annunciato la volontà di impugnare il verdetto,ritenendo ancora solido l’impianto accusatorio costruito nel corso delle indagini. Sarà dunque la Corte d’Appello a riesaminare il caso, valutando nuovamente il complesso degli elementi raccolti dagli investigatori e le motivazioni che hanno portato all’assoluzione.
Proprio lemotivazioni della sentenza rappresentano ora il passaggio più atteso.Una volta depositate, consentiranno di comprendere nel dettaglio quali aspetti dell’accusa non abbiano convinto i giudici e costituiranno la base del ricorso della Procura. Da quel momento si aprirà formalmente la nuova battaglia processuale.
Nel frattempo,la decisione del tribunale ha lasciato sentimenti opposti tra le parti coinvolte.Da un lato la soddisfazione e la commozione di Dassilva e dei suoi familiari, convinti della sua innocenza sin dall’inizio dell’inchiesta. Dall’altro l’amarezza dei figli di Pierina Paganelli, che continuano a ritenere fondati gli elementi raccolti dagli investigatori e chiedono che la vicenda venga riesaminata nei successivi gradi di giudizio.
I parenti di Pierina sono spaventati dall’idea di Dassilva libero
Tra i parenti della vittimaemerge anche una forte preoccupazione sul piano personale.La scarcerazione immediata di Dassilva significa infatti che l’uomo è tornato in libertà e può tornare a frequentare luoghi e persone che in questi anni sono stati al centro dell’inchiesta. Una prospettiva che, secondo i legali della famiglia Paganelli, genera timori soprattutto per chi vive ancora nella zona dove maturò il delitto.
Unaltro problema riguarda il rischio di una possibile fuga all’estero, ipotesi evocata dai familiari della vittimama che al momento non trova riscontri concreti. Resta comunque uno degli aspetti che potrebbero alimentare il dibattito pubblico nelle prossime settimane. Ora tuttavia, resta da attendere l’appello. Lì si deciderà se l’assoluzione di primo grado sarà confermata o se il quadro accusatorio potrà trovare una nuova valutazione.
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