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Caso Gedi, Stampa e Repubblica in sciopero: cosa sta succedendo

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Elkann se ne andrà a New York, aspettate e vedrete“. A lanciare la profezia è Carlo De Benedetti, ex editore del gruppo l’Espresso, che ai microfoni de Il Foglio commenta il caso Gedi e si concede qualche stoccata a John Elkann che, attraverso Exor, controlla il gruppo editoriale.

La preoccupazione diffusa quasi bipartisan è l’ipotesi di vendita delle attività editoriali che fanno capo a Exor tramite Gedi ad Antennauno, di proprietà dell’armatore greco Theo Kyriakou. Il che potrebbe significare perdere autonomia e libertà. E nel giorno in cui si tiene l’incontro con il governo per voce del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, le redazioni restano in sciopero.

L’invito è giunto dopo che le opposizioni hanno si sono sollevate per chiedere all’esecutivo di riferire in Parlamento la vicenda. A stretto giro si sono infatti espressi anche molti esponenti della maggioranza chiedendo a Gedi garanzie sul futuro dei lavoratori delle testate.

La trattativa tra Elkann e Kyriakou sarebbe in corso come la scorsa domenica ha confermato le indiscrezioni un portavoce dell’azienda editoriale. Le rappresentanze sindacali delle testate del gruppo hanno reagito denunciando la mancanza di trasparenza da parte di Gedi, che fino a quel momento aveva sempre smentito l’esistenza di trattative concrete, chiedendo garanzie occupazionali e di conoscere il piano industriale del potenziale acquirente.

La solidarietà espressa nei confronti delle redazioni coinvolte è stata espressa all’unisono dai partiti politici di ogni estrazione. E a dare qualche dettaglio in più sulla situazione che contorna il caso è stato per l’appunto De Benedetti. “I miei figli, Marco e Rodolfo, vendettero a Elkann quello che allora era il più grosso gruppo editoriale della sinistra che esisteva in Europa“, racconta l’ex editore ricordando “un colosso frantumato, indebolito, e infine venduto a pezzi. Bastava tenerlo in piedi quel gruppo“.

Ma nonostante le richieste di garanzie dai giornalisti, il futuro sembra essere già scritto, almeno ascoltando De Benedetti. “Vedrete che se ne andrà anche lui. Ha problemi con la giustizia. Metterà un oceano tra sé e i pm italiani. D’altra parte è già ai servizi sociali“, afferma facendo riferimento alla vicenda dell’eredità di Donna Marella. “Fa il tutor per ragazzi problematici, ma sarebbe lui ad aver bisogno di un tutor. Tutto quello che ha toccato lo ha rotto“, affonda De Benedetti senza fare sconti e mettendo i puntini sulle i.

Da qui, qualche retroscena del nipote dell’Avvocato che “è bravo negli investimenti finanziari, è bravo quando non deve gestire nulla“, spiega l’ex editore aggiungendo che Elkann sarebbe soldi vendendo e investendo nel web.

Ma “una volta fatto l’investimento, John non sa far fare fortuna alle aziende. Le dico solo che, a un certo punto, aveva messo la stessa persona a occuparsi sia della Juventus sia di Repubblica“, ricorda De Benedetti che scandisce: “Uno che non capiva nulla, né di pallone né di carta. Quale qualità aveva costui? Era stato compagno di classe di John, non so se alle elementari o alle medie…“.

Poi, la stoccata finale con quel pizzico di ironia che fa il quadro completo della situazione: “Sa qual è la fortuna del Corriere della Sera? Che a Elkann fallì la scalata. E ora lì c’è Urbano Cairo che è bravissimo. Quello che è successo a Repubblica sarebbe accaduto a loro, al Corriere“.

Insomma, la questione appare critica. Una emergenza, come la definiscono le redazioni coinvolte in prima battuta. Intanto, quindi, proseguono gli scioperi: il Cdr di Repubblica ha indetto la mobilitazione per questo venerdì a seguito della decisione dell’assemblea di dare il via allo stato di agitazione permanente e all’approvazione di un pacchetto di 5 giorni di sciopero a tutela della nostra identità” e del perimetro di lavoratrici e lavoratori del giornale. E in attesa del confronto con il Governo, resta sullo sfondo la paura di perdere una informazione libera, equilibrata e indipendente.

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