Si chiude con una condanna il lungo iter giudiziario del cosiddettocaso dei “30 secondi”,una vicenda che negli ultimi anni ha acceso un ampio dibattito sul consenso, sulla reazione delle vittime di violenza sessuale e sull’interpretazione della giurisprudenza in materia.
La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano hacondannato un ex sindacalista di 48 anni, all’epoca in servizio all’aeroporto di Malpensa, a un anno e due mesi di reclusione per violenza sessualeai danni di una hostess che nel 2018 aveva denunciato di essere stata abusata durante un incontro sindacale. I giudici hanno inoltre disposto una provvisionale di 10 mila euro a favore della donna, mentre la quantificazione definitiva del risarcimento sarà demandata al giudice civile.
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La sentenza
La sentenza arriva al termine di un percorso processuale particolarmente complesso.L’imputato era stato infatti assolto sia in primo grado, dal Tribunale di Busto Arsizio nel 2022, sia in appello.Quelle decisioni avevano suscitato forti polemiche perché le motivazioni attribuivano rilievo al fatto che la donna avrebbe avuto, secondo i giudici, un intervallo di circa 20-30 secondi durante il quale avrebbe potuto sottrarsi alla condotta dell’uomo.
Proprio quel passaggio è stato successivamente censurato dallaCorte di Cassazione che, nel febbraio 2025, ha annullato la sentenza di assoluzione disponendo un nuovo giudizio d’appello.Nelle motivazioni, la Suprema Corte ha chiarito un principio destinato ad avere un peso rilevante nella giurisprudenza: il ritardo nella manifestazione del dissenso da parte della vittima è irrilevante ai fini della configurazione del reato di violenza sessuale, poiché la sorpresa e lo shock provocati dall’aggressione possono determinare una temporanea incapacità di reagire.
Davanti alla Corte d’Appello di Milano, il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione.Nel corso del nuovo processo la donna ha nuovamente testimoniato, ribadendo il proprio racconto dei fatti,mentre la difesa ha contestato la sua ricostruzione. Secondo l’accusa, l’episodio risale al marzo 2018, quando la hostess si rivolse al sindacalista per essere assistita in una vertenza lavorativa. In quell’occasione, approfittando della situazione, l’uomo avrebbe posto in essere gli atti di natura sessuale contestati.
Le parole della vittima
Dopo la sentenza,la donna ha espresso soprattutto sollievo dopo oltre otto anni di procedimento giudiziario.
“Non posso dire di essere felice, ma c’è sollievo. Non è passato giorno in questi otto anni in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri. La speranza è che quella di oggi sia la puntata finale di questa storia”, ha dichiarato. Ha definito il lungo iter processuale una violenza nella violenza, raccontando anche le conseguenze personali e professionali della vicenda.
Dopo la denuncia ha lasciato il lavoro di assistente di volo e oggi insegna.Ha inoltre riferito di aver subito una forte esposizione mediatica e conseguenze sul piano lavorativo,spiegando di essersi più volte domandata se rifarebbe la scelta di denunciare. Per l’avvocato della parte civile, Gionata Bonuccelli, la decisione rappresenta una sentenza spartiacque sul tema del consenso e della reazione della vittima a un’aggressione improvvisa.
Secondo il legale,il procedimento ha contribuito a consolidare un principio già affermato dalla Cassazione:non è il tempo impiegato dalla persona offesa per opporsi a determinare la sussistenza del reato, poiché la reazione a un abuso può essere condizionata dallo stato di shock e dalla sorpresa. Bonuccelli ha inoltre ricordato che resta pendente un procedimento per diffamazione a mezzo stampa nei confronti dell’imputato, con udienza fissata nei prossimi mesi.
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