Casa del Jazz, riprendono gli scavi tra i misteri della Banda della Magliana: da Orlandi a Adinolfi, in cerca di verità

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Sotto quegli eleganti giardini si celerebbe un’altra Roma, fatta di tunnel, catacombe e cimiteri sotterranei risalenti ai tempi antichi. Ma anche di misteri legati alla Banda della Magliana. A Casa del Jazz sono ripresi gli scavi sotto lo sguardo attento di carabinieri, guardia di finanza e polizia, iniziati ieri e ripresi questa mattina dopo un’ispezione con i videoradar e la messa in azione di una ruspa.

Le verifiche sono incentrate su una galleria sotterranea, tombata da 30 anni a ridosso della villa e mai esplorata. Oltre alle forze dell’ordine, si sono recati al complesso culturale in fondo alla Cristoforo Colombo, i figli di Paolo Adinolfi, il magistrato scomparso nel ’94 e sul quale permane il mistero.

Ma cosa c’entra Casa del Jazz con i misteri legati a due scomparse nel nulla, distinte e distanti del tempo come quelle del magistrato scomparso e il giallo di Emanuela Orlandi e la Banda della Magliana? Ebbene, il complesso culturale dell’Ardeatina potrebbe divenire il loro luogo comune. La villa è un bene confiscato a Enrico Nicoletti, considerato uno dei cassiere della Banda della Magliana. E dall’alba di ieri, si sta scavando nei giardini dove si sospetta ci siano i resti del corpo del giudice Adinolfi, l’ipotetico tesoro della ‘Bandaccia’, tra armi, denaro e preziosi, oltre all’ipotesi che in molti sostengono, tra cui Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che sotto quelle gallerie possano celarsi anche altri segreti sepolti da decenni.

E forse proprio quel lucido che potrebbe schiarite i due misteri che partono dagli anni ’80 e ’90. Perché però si sta intervenendo solo ora, a distanza di 30 anni da quando si è scoperto delle gallerie sotterranee?. La decisione di mettere in azione l’operazione è stata presa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, su richiesta dell’ex giudice Guglielmo Muntoni, che ha spiegato come all’epoca non ci fossero i fondi per poter finanziare un’operazione di tale portata.

In sostanza, ora l’obiettivo sarebbe ispezionare i tunnel sigillati trent’anni fa proprio sotto la villa che oggi ospita concerti e incontri culturali. Questa attività – come ha tenuto a specificare Muntoni – non è solo sul giudice Adinolfi. L’obiettivo è capire cosa si possa nascondere nell’antica galleria che trovammo interrata. Pensammo a un deposito di armi o documenti, ma non è escluso che vi siano corpi“.

Corpi tra cui, per l’appunto, potrebbe esserci quello di Adinolfi, scomparso nel nulla il 2 luglio 1994, quando di casa senza farne più ritorno. E da allora, nessuna traccia. Le indagini furono poi archiviate due volte, nel 1996 e nel 2003. E il legame tra Adinolfi e la Banda sorgerebbe dal fatto che il magistrato aveva lavorato su delicate inchieste finanziarie che toccavano loro ambienti, servizi segreti deviati e finanza vaticana. E così, Villa Osio, oggi simbolo di rinascita civile e culturale, era stata sottoposta a sequestro e poi confiscata nel 2001, per poi prendere le sembianze di Casa del Jazz nel 2005, sorgendo sulle ceneri dell’intrigato e intrecciato piano della criminalità romana degli anni ’70-’80.

L’ex magistrato Otello Lupacchini, che lavorò e indagò a lungo sulla Banda della Magliana, è proprio tra i primi a collegare quella rete sotterranea di cunicoli e gallerie alla sparizione di Adinolfi. “C’era un progetto edilizio per aprire una dépendance su una catacomba. – spiega – Dopo la sua scomparsa, nel 1994, la galleria fu inspiegabilmente riempita di detriti. Era lunga circa 500 metri, fino ai campi sportivi della BNL. Un’operazione costosa e illogica, ma bisognava avere un buon motivo per farlo”.

Nello specifico, a detta di Lupacchini, Adinolfi stava indagando sul fallimento di Ambra Assicurazioni, società da cui erano scomparsi quattro miliardi di lire che sarebbero poi finiti nelle tasche di Nicoletti. E a rendere la pista ancor più percorribile sarebbe anche il fatto che “il magistrato doveva testimoniare a Milano il giorno dopo la sua sparizione. Forse sapeva troppo“.

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