Quali sono i risvolti negativi di unmondo interconnesso? A spiegarlo storie come quella diCarolina Di Vico. Una giovane 23enne che venerdì mattina, mentre lavorava alla tesi di laurea da inviare al professore, inizia a ricevere telefonate senza sosta, Instagram si blocca e la casella di posta dell’università si riempie di migliaia di messaggi.Insulti, minacce, accuse.
Il motivo? In poche ore il suo volto era stato scambiato per quello di una delle studentesse italiane riprese nel video diventato virale sulloSkytrain di Bangkok, dove un gruppo di ragazzi era stato filmato mentre derideva e insultava una passeggera. Il filmato ha superato i 16 milioni di visualizzazioni facendo scoppiare il caso internazionale e partire la caccia online ai responsabili. Solo che Carolina in Thailandia non c’è mai stata.
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Carolina Di Vico:“Dovevo dimostrare la mia innocenza al mondo”
Intervistata dalCorriere della Sera, la studentessa della Iulm racconta di aver pensato inizialmente a unafake news.Poi ha aperto la posta elettronica: migliaia di messaggi in thailandese, inglese e perfino in un italiano tradotto automaticamente. “Non sei ancora morta?”, “Non tornare mai in Asia”, “Sappiamo dove studi”, alcune delle frasi ricevute.
Ha provato a spiegare che si trovava a Milano e che non era la ragazza del video. Nessuno le ha creduto. “Dicevano che avevo cambiato il colore dei capelli con l’intelligenza artificiale.Guardavano gli occhiali, i lineamenti, perfino i braccialetti. Ogni differenza diventava la prova di un ritocco, ogni somiglianza una condanna“, racconta.
Dal volto al corpo: la gogna si allarga
La tempesta non si è fermata ai messaggi. Chi l’ha presa di mira ha recuperatovecchie fotografiepubblicate sui social, fino a una foto in costume del2019, trasformata in un meme offensivo. Carolina racconta diaver perso dieci chilinegli ultimi mesi e di assumeresertralinaper l’ansia: “Lascio immaginare come mi sono sentita“.
Anche le persone a lei vicine sono finite nel mirino. Il fidanzato e gli amici hannorimosso i tagdai loro profili per evitare di essere travolti dagli insulti, mentre una scuderia con cui collaborava ha preferito interrompere la collaborazione dopo centinaia di commenti ostili. “L’odio funziona per contagio: non cerca una persona, occupa tutto ciò che le sta intorno“, osserva.
La denuncia e il monito sulla rete
La giovane ha sporto denuncia allaPolizia Postalee ha deciso di conservare messaggi, screenshot e minacce come prove. Da studentessa di Comunicazione, spiega di voler ricostruire quanto accaduto:“I ragazzi del video hanno responsabilità precise. Io nessuna. Una storia non si può raccontare mostrando soltanto un pezzo.”
Quello che le resta, conclude, è una consapevolezza: “La rete non conosce il tempo della riflessione, conosce solo lavelocità. La gogna digitale comincia quando finisce il dubbio: basta un volto somigliante perché una persona reale scompaia dietro il colpevole che internet ha deciso di vedere“.
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