È passato da presunta vittima a indagatoAdriano Cappellari, giovane collaboratore di un settimanale diEnego, in provincia di Vicenza, che aveva denunciato unincendiodavanti alla propria abitazione e una serie di minacce nei suoi confronti.
La Procura della Repubblica di Vicenza lo ha iscritto nel registro degli indagati con le accuse diincendio, calunnia e simulazione di reato. I carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno eseguito unaperquisizione personale, domiciliare e informaticanell’abitazione del giovane cronista.
Leggi Anche
L’incendio denunciato nella notte tra il 30 e il 31 maggio
La vicenda era emersa dopo l’incendio del portone di casa di Cappellari, avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 maggio. Il giornalista aveva raccontato pubblicamente l’accaduto, spiegando di essere rimastoprofondamente scossoe di non avere, almeno inizialmente, elementi per individuare i responsabili.
In alcune interviste aveva ipotizzato che dietro l’episodio potesse esserci unapersona del territorio,escludendo invece un collegamento diretto con la criminalità organizzata campana. “Per me deve essere stata una persona di qua“, aveva dichiarato, aggiungendo di non ritenere coinvolti ambienti legati alla mafia o alla Campania.
Le precedenti lettere di minaccia
Prima dell’incendio, Cappellari aveva denunciato una serie di intimidazioni ricevute tra il 2024 e il 2025. Le lettere anonime contenevano minacce di morte rivolte al giornalista, adon Maurizio Patriciello, sacerdote noto per il suo impegno contro la criminalità a Caivano, e alla presidente del ConsiglioGiorgia Meloni.
Secondo quanto emerso all’epoca, in alcune missive comparivanofotografie dei tre destinatari con segni rossi sopra le immagini,interpretati come messaggi intimidatori.
Anche nell’ultima lettera lasciata davanti all’abitazione del cronista sarebbe comparsa una fotografia che ritraeva Cappellari insieme a don Patriciello, conosciuto durante iniziative pubbliche dedicate alla legalità e alla lotta alle mafie. L’incontro tra i due era avvenuto in occasione delTavolo della legalità. Il cronista aveva scritto un articolo di solidarietà e di esortazione a combattere le mafie.
Stando a quanto riporta l’Altopiano, nell’articolo non ci sarebbero stati riferimenti specifici a persone o fatti, ma un messaggio chiaro. Subito dopo la pubblicazione, a novembre, sono arrivate le prime lettere minatorie a Cappellari e alla redazione. A dicembre, in una busta, tre proiettili. Un passaggio che mostra come, in certi contesti, anche il racconto e la vicinanza possano essere percepiti come una minaccia.
© Riproduzione riservata













