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Molotov contro il cronista Cappellari: “Non me l’aspettavo, escludo che c’entri la camorra”

Il giovane cronista racconta l’attentato subito davanti alla sua abitazione: “Chi ha agito sapeva che ero solo in casa”. Nella lettera intimidatoria nuove minacce contro lui, don Patriciello e la premier Meloni. Indagini in corso nel Vicentino

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Adriano Cappellari, giovane cronista di Enego, in provincia di Vicenza, è stato vittima di un attentato incendiario nella notte tra sabato e domenica, decidendo di esprimersi pubblicamente dopo le ore di paura vissute davanti alla propria abitazione. Intervistato da diverse testate nazionali, il cronista ha raccontato di essere rimasto profondamente scosso dall’accaduto, pur escludendo al momento un coinvolgimento della criminalità organizzata campana.

Per me deve essere stata una persona di quaDevo ancora capire quale sia il motivo. È stata una cosa paurosa, inaspettata”, ha dichiarato. Inoltre, Cappellari ha affermato di sentirsi “personalmente di escludere che siano personalità legate alla mafia o alla Campania”, prendendo le distanze dalle ipotesi che nelle ultime ore avevano collegato l’episodio alla sua vicinanza a don Maurizio Patriciello, il sacerdote simbolo della lotta alla criminalità a Caivano.

Cappellari e il racconto dell’attentato: “Mi controllano

Secondo la ricostruzione fornita dal cronista, tutto sarebbe avvenuto pochi minuti dopo il suo rientro a casa. “Sono tornato intorno alle 23.15, mi sono fermato a parlare con alcuni vicini e poi sono entrato. Poco dopo è esplosa la bomba”, ha spiegato. Un dettaglio che lo porta a pensare di essere stato effettivamente osservato da chi ha organizzato l’azione intimidatoria.

Ero solo in casa e credo che chi ha messo la bomba lo sapesse. L’esplosione è avvenuta circa cinque minuti dopo il mio ingresso”, ha raccontato. Le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza potrebbero risultare decisive per le indagini attuali. Infatti, nei filmati si vedrebbe una persona con il volto coperto e una pistola in mano avvicinarsi a piedi all’abitazione, infilare una lettera nella recinzione e successivamente collocare l’ordigno davanti al cancello.

Nella missiva, secondo quanto riferito dallo stesso Cappellari, comparirebbero nuove minacce dirette. Il messaggio intimerebbe al cronista di smettere di scrivere, accompagnando l’avvertimento: “Devo smettere o mi fanno smettere loro”. Informandolo di “tenerlo d’occhio” e di controllarlo costantemente.

Le lettere anonime 

L’attacco arriva al termine di una lunga serie di intimidazioni iniziate già nei mesi scorsi. Infatti, tra il 2024 e il 2025Cappellari aveva ricevuto diverse lettere anonime contenenti minacce di morte rivolte a lui, a don Maurizio Patriciello e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In molte di queste comparivano fotografie dei tre destinatari cerchiate con una X rossa sopra, come riportato anche da La Repubblica.

Anche nell’ultima lettera lasciata davanti alla sua abitazione sarebbe stata inserita una fotografia che ritrae il giornalista insieme al parroco di Caivano, conosciuto durante iniziative pubbliche dedicate alla legalità e al contrasto delle mafie. Inoltre, nella missiva sarebbero state ribadite minacce non solo contro Cappellari e don Patriciello, ma anche contro la premier.

Il legame con don Patriciello

ProprioGiogia Meloniha definito l’attentato “un attacco inaccettabile alla libertà di stampa e all’informazione”. Profondamente colpito dall’accaduto anche don Maurizio Patriciello che ha espresso tutta la sua preoccupazione per quanto avvenuto. Il sacerdote ha ricordato di aver conosciuto Cappellari durante un incontro dedicato al contrasto delle mafie e di aver mantenuto con lui un rapporto di stima reciproca. Proprio per questo motivo considera particolarmente grave il ritrovamento della fotografia che li ritrae insieme, inserita nella lettera lasciata dopo l’attentato.

Inoltre, come riportato anche da NapoliToday, il parroco di Caivano ha spiegato di stare valutando se partecipare o meno a un forum sulle mafie previsto nei prossimi giorni nel Vicentino. Prima di prendere una decisione definitiva, intende confrontarsi con le forze dell’ordine per comprendere il livello di rischio e le eventuali misure di sicurezza necessarie. “Bisogna tutelare questo giovane, penso sia in serio pericolo”, ha concluso don Patriciello.

Attualmente, gli investigatori stanno ora cercando di capire se l’attentato rappresenti una campagna intimidatoria portata avanti da un’unica persona oppure se dietro l’azione vi siano più soggetti. Al momento nessuna pista viene esclusa, anche se le prime valutazioni sembrano orientarsi verso un contesto locale. Intanto, resta altal’attenzionesulla sicurezza del giovane cronista, considerato dagli inquirenti il bersaglio di gravi minacce. 

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