Caos San Raffaele, il racconto di un paziente: “Mi sono salvato perché ero lucido”

L'uomo ha raccontato all'Agi la sua esperienza vissuta all'ospedale San Raffaele di Milano nei giorni in cui si sarebbe verificato il caso dovuto ai presunti infermieri impreparati su cui sta indagando la Procura

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La testimonianza di un uomo, ricoverato nel periodo di inizio dicembre, riaccende il caso dell’ospedale San Raffaele di Milano. Il paziente, un uomo di 45 anni finito in ospedale per una forte mononucleosi, ha raccontato all’Agi la sua esperienza, specificando di essere stato abbastanza lucido da comprendere quanto stava accadendo.

Le sue parole dipingono un quadro confusionario e soprattutto spaventoso per tutti coloro che avevano le facoltà di capire cosa stava accadendo. Il riferimento è a quanto accaduto a inizio dicembre, quando nel reparto di medicina ad alta intensità si sarebbero verificate una serie di difficoltà, tali da dover chiudere il pronto soccorso e dover indirizzare i pazienti in altri centri. Su quanto accaduto è in corso un’indagine della Procura di Milano, al momento senza ipotesi di reato né indagati.

Caos San Raffaele, la testimonianza del paziente

L’uomo ha raccontato che l’8 a sera un’infermiera gli avrebbe somministrato una dose di paracetamolo e di antibiotico. Alle 20 sarebbero poi arrivati due infermieri specializzandi, che hanno fatto il giro di controlli per la pressione, sono giunti dal paziente e gli hanno annunciato che gli avrebbero somministrato il paracetamolo. “L’ho fatto un’ora fa“, gli avrebbe detto loro, ma questi avrebbero risposto che non risultava la precedente somministrazione.

La mattina successiva, poi, trasferiscono il 45enne in reparto per cambiare la flebo. “Per un’ora, però, non si vede nessuno“, ha spiegato. “Arrivano due infermiere sudamericane. Una non riesce a far partire la macchina della pressione, interviene l’altra che la misura e mi rassicura che i valori sono buoni“, racconta, prima di riferire un nuovo episodio piuttosto particolare. L’uomo, sentendosi la febbre, prende il termometro dal cassetto e si misura la temperatura.

Lo infilo sotto al braccio e, dopo due minuti, l’infermiera mi dice ‘toglilo, ha suonato’. Le spiego che quel tipo di termometro non suona“, avrebbe spiegato loro il paziente, che poi racconta di aver dovuto spegnere la macchina della pressione, in quanto lasciata accesa da una delle due infermiere. “Poi, è il turno di altri due infermieri che vogliono darmi il paracetamolo“, ma anche in questo caso il 45enne spiega che gli sarebbe già stato somministrato.

La situazione si stabilizza solo nella notte tra il 9 e il 10, quando a seguirlo arriva un infermier con 20 anni di esperienza, che prende il controllo della questione. Il 10, poi, si sarebbe verificato un ulteriore episodio: “Gli infermieri vanno dal mio vicino e gli vogliono dare il paracetamolo, lui gli spiega che sono io quello che ha la febbre. Hanno invertito i letti“. L’uomo specifica di aver vissuto 3 giorni di paura e incertezza, proprio a causa del caos che si sarebbe sviluppato in quei giorni all’interno del reparto. “Nella stanza a fianco della mia c’erano tre anziane, chissà se loro hanno  avuto la lucidità di accorgersi di eventuali sbagli“, ha concluso con una certa amarezza.

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