Momenti di panico si sono verificati in un centro estivo a Boville Ernica, in provincia di Frosinone, quando unapompa dell’impianto di igienizzazione della piscina sarebbe esplosaintorno alle 10:30 di stamattina. Secondo quanto riportaCiociaria Oggi, precisamente l’evento si sarebbe verificato in una piscina del ristorante “La Rotonda”.
A causa della detonazione sono rimastiferiti cinque bambini. Da una prima ricostruzione è emerso che l’esplosione sarebbe partita dall’impianto di trattamento del cloro, coinvolgendo i bimbi presenti nell’area della piscina in quel momento. Secondo quanto riportaSoraWeb,alcuni bambini di età compresa tra gli 8 e i 10 anni avrebbero poi accusato un malore.
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Boville Ernica, l’intervento dei soccorsi
In seguito all’evento, sono intervenuti prontamente sul posto i carabinieri della stazione di Boville Ernica e il personale del 118, insieme ai vigili del fuoco. L’intervento ha richiesto un’organizzazione particolare, attivando i soccorsi in due fasi. Nel primo intervento due ambulanze e un’auto medica hanno trasportato i cinque bambini feritiin ospedale in codice giallo, al pronto soccorso degli ospedali “Fabrizio Spaziani” di Frosinone, al “Santissima Trinità” di Sora e in quello di Cassino “Santa Scolastica”.
Una seconda ambulanza da Arpino e un’altra auto medica sono poi intervenute per sottoporregli altri bambini presenti ad una valutazione sanitaria. Attualmente sono in corso le verifiche dei carabinieri per ricostruire la dinamica esatta dell’incidente. Al vaglio degli inquirenti anche le cause dell’esplosione ed eventuali responsabilità sulla manutenzione dell’impinato. Secondo gli ultimi aggiornamenti, nessun bambino dovrebbe essere in pericolo di vita.
Boville Ernica, il recente appello di Musumeci
Di recente e in vista dell’estate, il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare,Nello Musumeci,aveva rilanciatoun appello per smuovere la situazione sulddl piscine, fermo in Parlamento. Il dibattito si era poi riacceso con le contestazioni di Confagricoltura e Agriturist, che sostenevano che le disposizioni del ddl definiscono i requisiti di sicurezza solo per gli impianti futuri, ma non prevedono obblighi per quelli già esistenti, oltre che ad “imporre oneri gestionali, tecnici e amministrativi sproporzionati”.
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