Si delineano i contorni sulla morte della piccola Beatrice, la bimba di due anni morta il 9 febbraio scorso a Bordighera.La Procura non è riuscita ad aspettare i tempi di rito per richiedere la misura della custodia cautelarein carcere. Un calvario, quello della piccola, che umanamente ha squarciato anche la burocrazia delle indagini. Secondo quanto riportaRepubblica, il procuratore capoAlberto Lariha dichiarato: “Non ce la sentivamo di aspettare.Abbiamo fatto una cosa che normalmente non si fa mai. Abbiamo chiesto la misura cautelare a indagini ancora in corso”. Il procuratore è il primo ad ammettere che “non potevamo umanamente andare avanti così”.
Gli inquirenti non hanno aspettato neanche i risultati finali dell’autopsia. La madre della piccola si trova in carcere dal 9 febbraio, da quel viaggio in macchina con la bambina di due anni presumibilmente già morta, e da quella straziante chiamata dalla casa di Bordighera: “Mia figlia non si muove”, aveva detto al 112. L’ultimo aggiornamento è l’arresto del compagno della donna,Manuel Iannuzzi. Dopo i fatti emersi:le foto delle contusioni sul corpo della bimba e il video della sigaretta,per entrambi gli indagati l’accusa si è tramutatada omicidio preterintenzionale amaltrattamenti aggravati dalla morte della piccola, la cui condanna, spiega Lari, “va da 12 a 24 anni”.
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Nonostante fosse inconsueto chiedere la custodia cautelare in carcere ad indagini in corso,il gip ha accettato la richiesta. Nelle 33 pagine il giudice per le indagini preliminari parla di “percosse di selvaggia intensità”, “vessazioni crudeli”, “atrocità abominevoli”: tutto presumibilmente documentato nel cellulare di Iannuzzi e dal racconto delle due sorelline della piccola, di 9 e 7 anni.
Bordighera, la testimonianza della sorella maggiore di Beatrice
Ed è proprio la testimonianza dellasorella di 9 annia far emergere presunti dettagli raccapriccianti. La bambinaracconta il calvariodella sorella che sarebbeiniziato già dalla sera 7 febbraio, quando tutte e tre, insieme alla madre, si trovavano a casa del compagno di lei a Perinaldo. Quella sera, la sorella maggiore avrebbe sentito Beatrice urlare mentre si trovava con l’uomo che avrebbe “vomitato più volte”. Le due sorelle più grandi avrebbero chiesto aiuto agli adulti presenti, senza ottenere risposta.
La mattina seguente la situazione sarebbe peggiorata. La bambina di 9 anni racconta che Iannuzzi avrebbe portato Beatrice in bagno: “La sentivo urlare e lui diceva: ‘stai zitta, che non è niente’”. In seguito le due bambine più grandi avrebbero notato che la sorellina “perdeva sangue dal naso”. La piccola di 2 anni aveva gli occhi chiusi e il capo ciondolate. Quando la sorella di 9 anni andava a controllarla nel lettino, racconta che “se le alzavo un braccio e poi lo lasciavo, cadeva giù”. Secondo il racconto della bambina, il pomeriggio “Bea sputava carne”, mentre la sera avrebbe notato anche una ferita al mento.
La mattina seguente il dramma: “Non andate a scuola perché è successo un casino”, le parole di Iannuzzi alle due sorelle maggiori. Poco dopo, il trasporto in auto della piccola avvolta in una coperta rossa. Secondo quanto emerso dagli atti, i due indagati avrebbero intimato alle due sorelle di non raccontare di essere state in quella casa a Perinaldo.
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