Arriva dall’Ohio una storia scioccante che ha scosso profondamente una comunità Amish. Ruth Miller, 40 anni, ha ammesso di aver provocato la morte del figlio, un bimbo di 4 anni, gettandolo in un lago della contea di Tuscarawas. Davanti agli agenti avrebbe spiegato il gesto come un atto di fede, sostenendo di aver voluto “Donarlo a Dio”.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la donna avrebbe cercato di coinvolgere anche gli altri tre figli, guidando un golf cart direttamente nelle acque del lago. I minori sono fortunatamente sopravvissuti, ma l’episodio ha fatto scattare un’immediata operazione delle forze dell’ordine, che ha portato alla scoperta di un quadro familiare drammatico.
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Il ritrovamento del marito
Durante le verifiche sul posto, gli investigatori hanno individuato anche il corpo del marito, nei pressi di un molo. La donna ha riferito che l’uomo sarebbe entrato in acqua per dimostrare la propria devozione religiosa e che la sua morte sarebbe stata accidentale mentre nuotava.
Gli inquirenti si sarebbero focalizzati fin da subito soprattutto sulle condizioni psichiche della quarantenne, divenute poi il centro delle indagini investigative.
La sentenza del tribunale sulla morte del bimbo
Proprio ieri il giudice ha stabilito che la donna non sconterà alcuna pena detentiva. Pur riconoscendone la responsabilità materiale nella morte del bimbo, il tribunale ha accolto la tesi della non imputabilità per infermità mentale, a riportare il verdetto è stato il giornale statunitense People.
Una decisione presa in seguito a due rapporti delle forze dell’ordine e tre perizie psichiatriche, che hanno evidenziato una grave compromissione della capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
Le testimonianze e la paura dell’apocalisse
Amici di famiglia hanno raccontato agli investigatori come la coppia vivesse sempre più in un clima di tensione e di paure a sfondo apocalittico che avrebbe finito per coinvolgere l’intera famiglia negli ultimi mesi. La difesa ha parlato di un disturbo mentale severo, tale da impedire alla donna di comprendere l’effettiva gravità e delle sue catastrofiche azioni.
Inoltre, il 13 marzo è prevista una nuova udienza per stabilire a quale struttura sanitaria la donna verrà affidata. La misura sostituirà il carcere, con l’obiettivo di fornire cure psichiatriche e garantire la tutela della collettività.
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