La discussa 61esima edizione dellaBiennale di Veneziacontinua a fare notizia. Dalla città lagunare giunge adesso notizia di una protesta estesa che coinvolge moltissimi padiglioni e lavoratori della mostra. Una ventina di padiglioni nazionali risultano chiusi tra Giardini e Arsenale. La ragione? Una protesta contro lapresenza di Israele.
Secondo quanto diffuso dal canale TelegramGlobal Project, la serrata è legata a uno sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro “ilgenocidioin corso in Palestina” e contro lapartecipazionedel padiglione israeliano.
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Tra i padiglioni coinvolti figurano Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e altri ancora, in un elenco in continuo aggiornamento.
Una mobilitazione “senza precedenti”nel settore culturale
La protesta è promossa anche dal collettivoArt Not Genocide Alliance (Anga), che parla di una mobilitazione senza precedenti nel mondo dell’arte contemporanea. L’iniziativa punta a denunciare non solo la presenza israeliana, ma anche temi più ampi come lamilitarizzazione dell’economia e i diritti dei lavoratori del settore culturale.
Per il pomeriggio è previsto uncorteoche partirà da via Garibaldi per raggiungere l’Arsenale, dove si trova il padiglione israeliano. La manifestazione è anche un gesto di solidarietà verso gli attivisti dellaGlobal Sumud Flotilla, Thiago e Saif,attualmente detenuti in Israele.
Padiglione israeliano blindatoalla Biennale
Nel giorno dell’inaugurazione, il padiglione di Israele è stato posto sotto strettissima sorveglianza. Presenti l’ambasciatore israeliano in ItaliaJonathan Palede l’artistaBelu-Simion Fainaru, mentre l’area è presidiata da un imponente schieramento di forze dell’ordine, anche in assetto antisommossa.
Controlli rigidi all’ingresso, accesso limitato a pochi invitati e giornalisti, agenti in borghese e sorveglianza aerea con elicottero completano il quadro di sicurezza. Al momento fuori dal Padiglione nessuna protesta, tranne quella di un uomo anziano che ripete “Palestina libera“.
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