LaBiennale di Veneziaha annunciato che laRepubblica Islamica dell’Irannon prenderà parte alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, intitolataIn Minor Keyse curata daKoyo Kouoh.La comunicazione è arrivata direttamente da Teheran, senza ulteriori dettagli sulle motivazioni.
L’edizione, in programma dal9 maggio al 22 novembre 2026, vedrà comunque la partecipazione di100 nazioni, tra cui nuove presenze come laTanzaniae leSeychelles, aggiuntesi dopo l’annuncio ufficiale di marzo. L’uscita dell’Iran rappresenta però un segnale significativo nel contesto internazionale attuale, dove le tensioni geopolitiche continuano a influenzare anche il panorama culturale.
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Il commento di Brugnaro: cultura come ponte
Questo e il caso della riapertura del padiglione russo, hanno spinto il sindaco di Venezia,Luigi Brugnaro, a esprimere una posizione favorevole alla linea del governo e dell’Europa, sottolineando l’importanza di verifiche su eventuali criticità. Allo stesso tempo, ha invitato a non chiudere le porte al dialogo, auspicando un incontro simbolico traPietrangelo Buttafuocoe il ministroAlessandro Giuli.
Brugnaro ha ribadito anche la sua posizione “filo-ucraina”, richiamando il ruolo dell’Unione Europeanel sostenere una pace “giusta”. Tuttavia, il punto centrale del suo intervento è statoil valore della cultura come spazio di incontro: secondo il sindaco, proprio eventi come la Biennale possono creare occasioni di dialogo anche tra parti contrapposte.
Venezia e la diplomazia culturale
Nel suo discorso, Brugnaro ha ricordato la tradizione storica di Venezia comecrocevia di diplomazia e confronto. L’idea che “la pace si fa con il nemico” evidenzia una visione pragmatica, in cui la cultura diventa uno strumento concreto per superare divisioni politiche e ideologiche.
Il messaggio della Biennale
Durante la presentazione ufficiale a Forte Marghera,Buttafuocoha sottolineato il valore dell’arte come forza capace di andare oltre i conflitti.Secondo il presidente, l’arte possiede una capacità unica di proiettare verso il futuro e di offrire una risposta simbolica alle crisi del presente.
Un’edizione tra arte e geopolitica
L’uscita dell’Iran dalla Biennale 2026 si inserisce in un contesto internazionale complesso, dove cultura e politica risultano sempre più intrecciate. Nonostante ciò, l’evento veneziano conferma la suavocazione globale e il suo ruolo come piattaforma di dialogo.
In questo scenario, la sfida sarà mantenere aperti spazi di confronto, dimostrando che, anche nei momenti di tensione, l’arte può continuare a rappresentare un terreno comune su cui costruire relazioni e immaginare soluzioni condivise.
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