Il sindaco di Venezia,Luigi Brugnaro, prova a smorzare le tensioni tra il presidente della BiennalePietrangelo Buttafuocoe il ministro della CulturaAlessandro Giuli.Al centro delloscontro, negli ultimi mesi, lariapertura del padiglione russo alla 61ª edizione della mostra.
Durante la preapertura a Forte Marghera, Brugnaro ha invitato Giuli a Venezia, dichiarandosi in linea con la posizione del Governo e dell’Europa sulla necessità diverifiche di legalità, ma auspicando anche unariappacificazionetra ministro e presidente della Biennale, definita “una cosa bella e di grande intelligenza”.
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Arte e libertà
Dal canto suo, Buttafuoco ha ribadito lacentralità dell’artecontro ogni forma di censura, sottolineando come, anche in un’epoca segnata dallaforzae daiconflitti, l’arte mantenga una capacità superiore di immaginare il futuro e superare le imposizioni. Un messaggio che, di fatto, rivendica l’autonomia del linguaggio artisticoanche rispetto alle pressioni istituzionali.
Brugnaro ha inoltre respinto le polemiche politiche sulla gestione culturale del centrodestra, riaccese dopo il licenziamento diBeatrice Venezidal Teatro La Fenice di Venezia e le tensioni tra Giuli e Buttafuoco. Secondo il sindaco, la cultura non può essere letta in chiave ideologica: appartiene apersone liberee non a schieramenti politici.
Presenze e proteste alla Biennale
Alla Biennale è attesa la partecipazione del ministro delle InfrastruttureMatteo Salvini.Nei giorni immediatamente precedenti all’apertura sono previste anche presenze e iniziative simboliche: tra queste quella dell’attivista russaNadia Tolokonnikovae una protesta contro Israele. La manifestazione si apre quindi in un clima carico di tensioni politiche e simboliche.
Il caso del padiglione russo
Il padiglione russo seguirà una modalità particolare: gli artistiregistrerannola performance “The Tree is Rooted in the Sky”, dopodiché lo spazio resterà chiuso fino al22 novembre.Il pubblico potrà vedere l’opera solo sumaxischermiesterni e votarla per il Leone dei Visitatori.
La commissariaAnastasia Karneva, al centro di polemiche per presunti legami con la propaganda del Cremlino, ha auspicato chel’arte possa essere “l’unica voce”,ringraziando la Biennale per aver sostenuto la presenza di tutti i padiglioni come luoghi di scambio.
Cultura come spazio di dialogo
Brugnaro ha infine ribadito che l’apertura culturale non contraddice ilsostegno politico all’Ucraina, ricordando il legame traVenezia e Odessa. Secondo il sindaco, proprio la cultura può offrire occasioni diincontroanche tra parti in conflitto:la pace, ha sottolineato, si costruisce dialogando anche con il proprio avversario, e Venezia storicamente rappresenta uno dei centri di questa diplomazia.
Alla vigilia dell’inaugurazione, la Biennale si conferma non solo evento artistico ma spazio di confronto politico e simbolico. Tra richieste di legalità, rivendicazioni di libertà e tentativi di mediazione, viene da chiedersi fino a che punto l’arte può restare autonoma in un contesto internazionale sempre più polarizzato.
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