Lo scafo del Bayesian, il veliero naufragato lo scorso 19 agosto, è tornato a pelo d’acqua ed ora, è stato sollevato. Dopo 10 mesi in cui il relitto è rimasto sui fondali marini ad alcuni chilometri dalla costa di Porticello, in Sicilia, il mega yacht è tornato a vedere la luce del sole.
“Lo scafo del Bayesian si presenta sporco ma non sembra avere particolari danni“, è il primo commento espresso da Michele Maltese, comandante direzione marittima Sicilia occidentale, intervistato a bordo della Nave Diciotti della Guardia Costiera che, a largo di Porticello, sta coordinando le operazioni di recupero dello yacht. “Non possiamo ancora sapere se ci siano particolari falle – spiega Maltese – ed è per questo che la procura sta seguendo da vicino le operazioni di recupero a bordo di una nostra motovedetta“. Ma, una cosa sembra essere certa, ovvero che il lato sinistro, quello che è sempre stato scoperto e visionato, “si presenta senza nessuna anomalia“. Mentre, la sovrastruttura, a detta del comandante, sarebbe in parte danneggiata dal naufragio.
Da questo momento in poi, il relitto è pronto per essere sottoposto a diverse “prove” effettuate per contribuire a individuare le cause del naufragio. Nello specifico, come chiarito da Maltese, si tratta di “prove tecniche, chieste dal perito”, e unitamente alle analisi del perito della procura, “potranno portare a individuare la causa del naufragio“. Il prossimo passo, sono le operazioni per svuotare l’acqua presente nello scafo, per poi verificare la reazione dell’imbarcazione allo svuotamento. Sono manovre di una certa delicatezza e che impiegano l’intervento di diverse motovedette della Capitaneria per controllare il tratto di mare e verificare che non vi sia versamento di carburante dall’imbarcazione, oltre alla presenza di tecnici dell’Arpa e l’impiego dei droni che con raggi infrarossi riescono ad intercettare il minimo rischio di inquinamento.
Per quanto riguarda, invece, i 72 metri di albero dello yacht ancora sul fondo del mare e che è stato tagliato nei giorni scorsi per facilitare le operazioni di recupero, verrà recuperato tra domenica pomeriggio e lunedì mattina e trasferito nel porto di Termini Imerese. E in base a quanto comunicato dai tecnici di Hebo, il recuper sarà molto più semplice.
Le operazioni di recupero
Lo scorso maggio avevano avuto inizio le operazioni di rimozione dell’imbarcazione, non senza alcune difficoltà. Dopo alcuni giorni dall’inizio dei lavori, il sommozzatore olandese, Robcornelis Maria Huijben Uiben, sub specializzato dipendente per la società Hebo, ha perso la vita durante le manovre sul relitto a 49 metri di profondità. La sua morte ha portato all’apertura di una seconda inchiesta, oltre a quella sulle responsabilità del naufragio, con protagoniste tre persone della società olandese Smit Salvage per cui lavorava la vittima. Tutti e tre sono indagati per omicidio colposo e violazione delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro.
La prima indagine, invece, sta cercando di ricostruire le presunte responsabilità per la morte di 7 passeggeri del Bayesian, deceduti nel corso del naufragio. Tra di esse figura anche il magnate Mike Lynch. Sono sotto indagine il comandante neozelandese James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio di guardia Matthew Griffith, con l’accusa di omicidio colposo plurimo e naufragio colposo.
I lavori per il recupero del relitto del Bayesian
Il Bayesian è stato sollevato oggi fino a fargli raggiungere il pelo dell’acqua. L’imbarcazione si trova imbracata tra le due chiatte-gru, Hebo Lift 10 e la Hebo Lift 2, ma prima di alzarlo completamente sarà necessario rinforzare le imbracature. L’albero di 72 metri, il più alto esistente realizzato in alluminio, era stato già tagliato e allontanato dallo scavo negli scorsi giorni. Secondo quanto riportato dalla Guardia Costiera, le operazioni proseguiranno per il resto della giornata e potrebbero concludersi già domani.
Le operazioni di recupero sono state eseguite attraverso l’uso di robot subacquei teleguidati per evitare nuove tragedie come quella del sommozzatore. Dopo la sua morte, infatti, la società Tmc Marine aveva deciso di sospendere temporaneamente tutte le attività, per poi annunciare di voler procedere al recupero con mezzi meccanizzati.
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