Non si era reso conto di aver ucciso Aurora Livoli se non il giorno dopo vedendo i servizi televisivi che parlavano di lui e della ragazza. Quindi la rivelazione di aver vegliato sulla ragazza “pensando fosse assopita“. Emilio Gabriel Valdez Velazco ha confessato l’omicidio della 19enne ritrovata seminuda la mattina del 29 dicembre nel cortile di un condominio di via Paolo Paruta.
L’uomo, interrogato nella mattinata nel carcere di San Vittore dal pm Antonio Pansa e dalla collega Letizia Mannella, ha anche ammesso di aver abusato di Livoli. A riferire quanto emerso, è il suo legale, l’avvocato Massimiliano Migliara, che ha tenuto a specificare che le ammissione del suo assistito sono avvenute “in un quadro meramente indiziario“. Procedimento confermato nel momento dell’interrogatorio, “quindi questa tecnicamente è una confessione di cui si dovrà tener conto“.
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Dalle ricostruzioni finora condotte dagli inquirenti, Aurora Livoli si era allontanata volontariamente dalla provincia di Latina dove risiede con la famiglia a inizio novembre, per poi far perdere le sue tracce, facendo scattare la preoccupazione dei genitori che ne hanno denunciato la scomparsa. A Milano, poi, ha incontrato il suo assassino e la sua vita è stata spezzata.
Stando al racconto fatto dallo stesso Valdez Velazco riferito dal suo avvocato, i due si sarebbero incontrati per puro caso sulla banchina della stazione Cimiano della linea 2 della metropolitana, dove la 19enne avrebbe chiesto all’uomo un aiuto economico, dei soldi, per poter acquistare un pacchetto di sigarette. Un contatto innocuo trasformatosi nell’inizio della fine.
A margine dell’interrogatorio, fuori dal carcere i giornalisti hanno interpellato il legale ha anche spiegato di sostenere che il suo assistito abbia avuto “una reazione a cortocircuito, non voleva ucciderla e si è accorto soltanto dopo di averlo fatto“. Secondo l’avvocato Migliara, quindi, il 57enne avrebbe mostrato “una rottura con il senso della realtà“. Insomma, una versione chiaramente ancora tutta da chiarire.
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