Attentato Ranucci: nuovi sviluppi nell’inchiesta sulblitzavvenuto il 16 ottobre del 2025 a Pomezia, all’esterno della villetta dove vive con la famiglia. Gli inquirenti avrebbero individuato ilpresunto mandante, si tratterebbe dell’imprenditore ed ex giornalista-editoreValter Lavitola, nome già noto agli investigatori perché in passato coinvolto in diverse vicende giudiziarie.
Secondo quanto emerso, negli scorsi giorni l’indagato è stato sottoposto ad unaperquisizione domiciliareeseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, su disposizione dellaDirezione Distrettuale Antimafia.Nel corso dell’attività sono stati sequestrati il cellulare e il computer dell’indagato. Il materiale acquisito dovrà essere analizzato per verificare l’eventuale esistenza di elementi che avrebbero portato Lavitola ad ordinare l’attentato.
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La Procura di Roma glicontesta anche il reato di strage, in concorso con i componenti della banda arrestati per il blitz e con il presunto intermediario.
Attentato Ranucci, gli ultimi aggiornamenti sulle indagini
Al momento non è ancora chiaro quale sia il movente dell’attentato che, secondo l’accusa, sarebbe stato eseguito dai quattro indagatiarrestati la scorsa settimana. Agli imputati vengono contestati, in concorso, i reati didetenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso.Nel 2023 il quotidianoIl Riformista, aveva pubblicato una fotografia che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme nel ristorante dell’imprenditore.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, i quattro indagati sarebbero stati contattati da un intermediario. Si tratterebbe diGomez Clesio Tavares, 47 anni, al quale sarebbe stato affidato il compito di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista” . Inoltre, secondo gli atti dell’inchiesta, il 16 settembre 2025, Lavitola e Tavares avrebbero effettuatoun sopralluogo nei pressi dell’abitazionedi Ranucci.
Nelle intercettazioni, richiamate dal gip, il presunto mandante sarebbe stato indicato con il soprannome “quello” . Secondo l’accusa, avrebbe consegnatoalcune migliaia di euroai componenti della banda per organizzare l’attentato. Il gruppo sarebbe composto da Pellegrino D’Avino, dalla moglie Marina De Filippi, che si trova agli arresti domiciliari, e da Saverio Mutone e Antonio Passariello, ritenuto uno dei capi dell’organizzazione.
Attentato Ranucci, le parole del giudice
Il giudice ha scritto che nei confronti del gruppo sussistono “elementi gravi, precisi e concordanti”, ritenendo che gli indagati“abbiano preso parte all’azione criminosa e offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”. Secondo quanto emerso, a interloquire con l’intermediario sarebbe stato soltanto uno dei quattro, D’Avino, che avrebbe “preso contatti con un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto“.
Inoltre, sempre secondo il gip, il terzo soggetto si sarebbe “reso disponibile agarantire un temporaneo allontamento dal territorio in favore degli esecutori dell’attentato” mettendo a disposizione “risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative”.
Dopo gli arresti, Ranucci è stato ascoltato come testimone dai magistrati titolari dell’inchiesta ed ha dichiarato che gli investigatori non “escludono alcuna pista”. Nel corso dell’audizione sarebbero anche stateripercorse alcune vecchie inchieste di Reportriguardanti“l’area geografica in cui vivevano i componenti della banda“, ossia Avella e Sperone, in provincia di Avellino.
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