“Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente“. Oltre due ore di interrogatorio, avvalendosi della facoltà di non rispondere ma rilasciando dichiarazioni spontanee.Valter Lavitolaè così che ha spiegato la sua posizione dinanzi ai pm in merito all’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo aSigfrido Ranucci, che verrà riascoltato.
Il legale difensore dell’imprenditore di origine napoletana, l’avvocatoSergio Cola, noto già nella Seconda Repubblica e già deputato di Alleanza Nazionale, si presta ai microfoni dei giornalisti in attesa nella cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio, mentre il suo assistito scivola velocemente nell’edificio della Procura.
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Valter Lavitola arriva con leggero ritardo alla convocazione del procuratore capo Lo Voi,non risponde e si protesta innocente. Il primo vis à vis con il pool di magistrati che indaga sull’attentato del 16 ottobre 2025 contro il conduttore del principale programma d’inchiestaReport, che si chiude con una professione di lealtà nei confronti del giornalista, definito più volte “suo amico fraterno”.
Quindi, Lavitola solleva dubbi sulla vicenda e segue la strategia difensiva che impone il tamporeggiamento in attesa di visionare e conoscere le carte dei pm Carlo Villani e Edoardo De Santis. Insomma, vi sarà ricorso al tribunale del riesame per scoprire le ricostruzioni formulate sulle intercettazioni. E tra queste, soprattutto, ripresa e rimarcata più volte dagli stessi pm nel disporre le perquisizioni su Lavitola, quella che sembra anche impensierire l’avvocato Cola: “Dai dati estrapolati dal telefono in uso a D’Avino(ovvero, Pellegrino D’Avino arrestato con l’accusa di aver piazzato l’esplosivo,ndr)nonché alla luce di quanto affermato dallo stesso D’Avino in sede di esecuzione dell’ordinanza cautelare quando, al momento del suo arresto, riferisce al suocero(Pietro De Filippis)di avvisare Gomes(l’indagato Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola,ndr)affinché quest’ultimo avvisi ‘quell’altro’“.
Ebbene, stando ai pm, “quell’altro” sarebbe Lavitola. Ma dinanzi ai magistrati che lo incalzano, l’ex direttore dell’Avanti!si assolve con dichiarazioni rese spontaneamente, nel tentativo di spiegare anche la suapresenza nei pressi di casa Ranucciappena un mese prima dell’attentato. Per il faccendiere, difatti, non si tratterebbe di “alcun giallo, tantomeno un sopralluogo“, in quanto si recava spesso a trovare il suo amico conduttore diReport.
E a suo modo, Lavitola cerca di smentire anche l’altra contestazioni relativa al suo factotum camerunense, che sarebbe in rapporti con i quattro arrestati che fecero brillare la gelatina da cave dell’esplosivo e ad oggi rientrato nel suo Paese d’origine: “Gomes è come un figlio per me. Si occupa di carbon credit e in Camerun ha molti affari“, spiega puntualizzando che sia falso che lo abbia incoraggiato a partire dopo i fatti.
Ma i dubbi sollevati restano comunque, almeno fin quando non si avrà il riscontro dell’analisi dei supporti informatici sequestrati, quali pc, computer e tablet. Insomma, l’inchiesta cerca di procedere nonostante le contraddizioni, per far luce su un movente ancora irrisolto. Certo è che imagistrati vorranno riascoltare Ranucciper comprendere se si possano trovare elementi utili per risolvere alcuni passaggi d’ombra dell’inchiesta.
E tra questi, ovviamente, anchela natura del rapporto personale tra i dueche sembra essere nato e consolidatosi dopo alcune inchieste di Report che vedevano coinvolto anche Lavitola del 2019, e di conseguenza ancheil ruolo che quest’ultimo avrebbe avuto come fonte delle inchieste giornalistichedel programma.
All’indomani dell’arresto dei 4 esecutori, era stato proprio Ranucci a a dire che avrebbe fatto “mente locale, ripassando scalette e servizi messi in onda da Report per capire se possa esserci qualcosa da mettere a disposizione degli investigatori”. E dopo aver saputo che il suo fraterno amico era stato indagato come mandante, il giornalista ha rivelato che è stato Lavitola a contattarlo mentre subiva la perquisizione per informarlo di quanto stava accadendo e di fatto per avvisarlo: “Mi hanno detto che se tu fossi stato d’accordo saresti indagato anche tu“. Dal canto suo, Ranucci per voce del suo legale, “qualora si accertasse l’effettivo coinvolgimento di Valter Lavitola, il giornalista Rai sarebbe una seconda volta vittima“.
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