Mentre il Guardasigilli Carlo Nordio parla di “attentato allo Stato” e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi assicura il rafforzamento della sua protezione, le indagini sull’ordigno esploso sotto l’auto di Sigfrido Ranucci, stanno svelando nuovi dettagli sempre più inquietanti.
Dai primi accertamenti effettuati dagli artificieri dei carabinieri, sarebbe quasi un chilo il materiale esplosivo con il quale sarebbe stato confezionato l’ordigno usato per l’attentato al giornalista e conduttore di “Report” dinanzi alla sua casa di Pomezia. La deflagrazione sarebbe avvenuta intorno alle 22.15 e da testimonianze di coloro che abitano la zona, sembra che per la sua potenza abbia provocato il tremore delle case circostanti.
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Da quanto emerso, inoltre, gli inquirenti stanno ipotizzando che l’ordigno sia di natura artigianale ma si sta procedendo anche con tutte le verifiche del caso sul tipo di materiale utilizzato per confezionare la bomba che ha distrutto i veicoli. Intanto, si rende noto in base agli esiti dei rilievi effettuati, che l’ordigno sarebbe stato piazzato tra la vettura di Ranucci e un cancello. Inoltre, l’ordigno rudimentale che ha danneggiato le auto del giornalista e di sua figlia, non sarebbe stato azionato a distanza o con un timer ma è stato lasciato, presumibilmente con la miccia accesa, precisamente tra due vasi esterni alla villetta del conduttore.
I residui sono stati quindi sequestrati e saranno sottoposti ad accertamenti che potrebbero rivelare dettagli non indifferenti ai fini delle indagini che cercando di risalire all’autore nonché autori dell’attentato. Al vaglio dei carabinieri, anche tutte le immagini e i filmati delle telecamere di videosorveglianza ad ampio raggio che potrebbero celare proprio chi ha piazzato la bomba.
La solidarietà a Ranucci
E così, mentre i militari dell’Arma stanno cercando di sciogliere ogni nodo della vicenda, si moltiplicano a vista d’occhio le manifestazioni di solidarietà che stanno arrivando al giornalista. Nei giorni scorsi il conduttore Ranucci aveva annunciato con un video diffuso sui social i temi della prossima stagione del programma di inchiesta. “La nostra squadra ha lavorato pancia a terra – aveva illustrato nel filmato – Partiremo il 26 ottobre ogni domenica su Rai3 a partire dalle 20.30“.
Dal titolare del Viminale arriva la denuncia di un attacco, “un gesto vigliacco e gravissimo“, che rappresenta un attentato alla libertà di stampa e parola e ai valori fondamentali della democrazia del Paese. “Ci sarà il massimo impegno delle forze di polizia per accertare rapidamente gli autori“, ha assicurato Matteo Piantedosi specificando di aver dato mandato di rafforzare al massimo ogni misura a protezione di Ranucci. Il giornalista è sotto scorta dal 2021 quando venne intercettato un piano per ucciderlo formulato da un narcotrafficante in contatto con la ndrangheta. Ma già dal 2009 aveva una forma di tutela mobile.
Ranucci: “C’è una lista infinita di minacce di cui i carabinieri sono a conoscenza”
Arrivano anche le prime parole dello stesso giornalista vittima del gravissimo atto intimidatorio mentre lascia la sede della compagnia dei Carabinieri di via Trionfale dopo aver sporto denuncia su quanto avvenuto. “Ho ricostruito con i carabinieri quanto è successo ieri“, ha spiegato Ranucci rivelando l’esistenza di una lista “infinita di minacce, di varia natura, che ho ricevuto e di cui ho sempre informato l’autorità giudiziaria e di cui i ragazzi della mia scorta hanno sempre fatto rapporto“.
Insomma, una situazione non semplice su cui far luce ma il conduttore si dice tranquillo “nel senso che lo Stato e le istituzioni mi sono sempre state vicine in questi mesi“. Di certo, però, non nega che si sia trattato di un “salto di qualità preoccupante” perché avvenuto proprio davanti casa, esattamente dove lo scorso anno, spiega, erano già stati rinvenuti dei proiettili.
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