Giornata di forte attenzione a Torino per la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna. Migliaia di persone sono attese in piazza, con un impatto significativo sulla viabilità cittadina.
Torino blindata per la manifestazione
Il Comune ha disposto fin dalla mattinata una serie di modifiche al traffico: divieti di sosta e rimozione forzata lungo gran parte del percorso del corteo e in numerose aree centrali e semicentrali della città.
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I divieti, attivi dalle ore 10 e fino a cessate esigenze, interessano un ampio elenco di strade e piazze, tra cui corso Regina Margherita, via Sant’Ottavio, via Santa Giulia, piazza Carlo Felice, piazza XVIII Dicembre, corso San Maurizio e corso Regio Parco. A partire dalle 14.30 sono previste ulteriori limitazioni viabili per consentire il passaggio dei tre cortei, con partenze divise dalle stazioni di Porta Susa, Porta Nuova e da Palazzo Nuovo, che confluiranno in corso Cairoli prima di proseguire lungo i Murazzi e verso la zona nord della città. La polizia locale sarà a presidio del perimetro per garantire chiusure temporanee e deviazioni del traffico.
Coinvolto anche il trasporto pubblico: dalle 13.30 alcune linee subiranno deviazioni, mentre la metropolitana vedrà chiuse le stazioni di Porta Susa e Porta Nuova, con possibili ulteriori stop su indicazione delle forze dell’ordine.
Il confronto politico
Sul piano politico e culturale, la mobilitazione divide l’opinione pubblica. Il politologo Marco Revelli ha annunciato la sua partecipazione al corteo, criticando duramente la gestione dell’ordine pubblico da parte del ministero dell’Interno e delle autorità locali. Secondo Revelli, lo sgombero di Askatasuna avrebbe rappresentato “un’esibizione muscolare sproporzionata”, capace di distruggere il dialogo tra istituzioni e mondo giovanile. La paura è che la scelta dello scontro finisca per alimentare tensione sociale, anziché ridurla. Revelli auspica una giornata senza incidenti, invitando i manifestanti a non cadere in dinamiche violente che possano delegittimare la loro protesta.
Di tutt’altre idee la posizione della scrittrice Paola Mastrocola, che riconosce il diritto a manifestare, ma ribadisce la necessità di rispettare limiti e regole. Secondo Mastrocola, in alcune manifestazioni esiste una ricerca implicita dello scontro, che genera paura tra cittadini e commercianti. “Se si attacca la polizia e questa reagisce, non si tratta di repressione, ma di mantenimento dell’ordine pubblico” ha affermato la scrittrice. Anche la decisione di chiudere temporaneamente l’università viene giudicata come una scelta prudente, volta a tutelare la sicurezza.
La giornata torinese si presenta dunque come un banco di prova delicato: tra il diritto di manifestare e la gestione dell’ordine pubblico di una città.
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