La manifestazione di sabato è stata la mobilitazione più grande organizzata in seguito alla decisione di sgomberare il centro sociale Askatasuna di Torino, presa dal ministero dell’Interno dopo una serie di disordini verificatisi a fine novembre scorso. L’evento, inizialmente pacifico, si è poi trasformato, sfociando in una serie di scontri violenti. Intorno alle 18:00, un gruppo di persone con il volto coperto ha iniziato a lanciare petardi, fumogeni e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni e acqua sparata dagli idranti. Al momento sarebbero 24 i manifestanti denunciati e 3 i giovani finiti in manette.
Erano in strada a manifestare pacificamente contro le disuguaglianze sociali, questa la tesi sostenuta da tutti e tre gli arrestati, risultati incensurati. Gli investigatori avrebbero arrestato due di loro in flagranza di reato accusandoli di aver lanciato oggetti contro la polizia schierate. L’altro, invece, in flagranza differita poiché individuato attraverso i filmati tra i componenti del gruppo che sarebbe responsabile dell’aggressione all’agente. Giovanni Bombardieri, che guida la procura di Torino, ha chiesto il carcere per tutti e tre. Nel corso della mattinata si esprimerà il gip. A fornire i dettagli sui profili dei tre arrestati è stata La Repubblica.
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Askatasuna, chi sono i tre arrestati
Il primo è Angelo Francesco Simionato, un ragazzo di 22 anni dalla provincia di Grosseto che frequenta le scuole serali e lavora saltuariamente come cameriere. L’accusa è di concorso in lesioni perché avrebbe fatto parte del gruppo che ha accerchiato Alessandro Calista, l’agente preso a calci e pugni mentre era a terra. Sembrerebbe, però, che lui non abbia colpito il poliziotto.
Avrebbe avuto un giubbino rosso e il volto scoperto, distinguendosi nettamente nel gruppo che incappucciati e bardati di nero hanno picchiato l’agente. “Nostro figlio è un bravo ragazzo, non ha mai fatto male a nessuno”, hanno commentato i genitori del giovane una volta arrivati al carcere Lorusso e Cutugno dov’è attualmente detenuto.
Il secondo arrestato di 35 anni è Francesco Campaner, un venditore di dolci ungheresi durante le fiere, accusato di aver preso a calci e pugni gli agenti mentre veniva fermato. “Sono inorridito dalla violenta aggressione al poliziotto, al quale esprimo la mia solidarietà”, ha spiegato davanti al giudice, prendendo le distanze dal centro Askatasuna. Ha affermato di essere sceso in piazza perché condivide le motivazioni della manifestazione ed è contrario allo sgombero di “un luogo che permette lo scambio di idee”.
Infine, Pietro Desideri, un torinese di 31 anni, lavoratore con contratti saltuari, accusato di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Anche lui si è dichiarato distante da Askatasuna, affermando di non avere lanciato nulla e di non avere preso parte attiva durante gli scontri.
Il fattore che accomuna tutti e tre gli arrestati, oltre alla fedina penale pulita, è l’aver preso le distanze dal centro sociale sgomberato. Ieri sera, tramite i suoi canali, il centro ha lanciato un messaggio: “Solidarietà agli arrestati: Angelo, Matteo e Pietro liberi!”. Attualmente, continuano le indagini e le verifiche intorno ad un caso che sta spaccando l’opinione pubblica e politica.
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