Un semplice abbraccio è stato trasformato, a causa di un passaparola amplificato dai social, in una violenza sessuale. È quanto successo ad un giovane di 15 anni ad Arezzo, che per via di questefalse accuse sarebbe stato perseguitato con minacce, insulti, aggressioni e atti intimidatori. Per mesi lo studente avrebbe vissuto in un incubo. Per questo la Procura per i minorenni presso il Tribunale di Arezzo ha individuato comeindagati cinque coetanei del minore, accusati di atti persecutori. A condurre l’inchiesta è stata la Squadra Mobile della Questura di Arezzo.
La ragazzache era stata indicata come presunta vittimaaveva pubblicamente smentito qualsiasi episodio di violenza o molestia. Sembra però che questo non sia bastato per mettere a tacere qualsiasi voce o bloccare i presunti atti persecutori subiti dal 15enne. Il giovane è riuscito a sporgere denuncia con il supporto dei genitori e, secondo l’accusa, le presunte condotte persecutorie hanno costretto lo studente a modificare le sue abitudini, evitando luoghi e situazioni per scongiurare possibili aggressioni.
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Tutto avrebbe avuto inizio nel novembre del 2025, durante una festa al parco del Prato.Il ragazzo è stato visto mentre abbracciava una sua coetanea. Quel gesto in seguito è passato di bocca in bocca fino a quando non è stato trasformato in tutt’altro. Attraverso WhatsApp ed Instagram ha preso forma unaricostruzione falsa: quella di una violenza sessuale. Da quel momento il 15enne sarebbe stato il bersaglio di presunti messaggi intimidatori e offensivi (alcuni acquisiti agli atti dell’indagine). Dalle minacce si sono poi verificati episodi di violenza. Secondo una ricostruzione degli investigatori, un giornocirca cinquanta ragazzi si sarebbero radunati sotto scuola del 15enne, che è riuscito a tornare a casa solo grazie all’intervento degli insegnanti.
Alcuni di questi episodi sono stai immortalati invideo divulgati sui social, dove si vede il ragazzo strattonato per la felpa, in un altro il giovane riceve un calcio, mentre in un terzo una ragazza gli agita contro un bastone. A nulla è servito l’intervento della giovane indicata come presunta vittima, che aveva smentito ogni violenza o molestia.
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