Un angelo che sembra Giorgia Meloni, in una basilica romana, nel cuore del centro storico. Tanto è bastato per trasformare un intervento di restauro apparentemente senza importanza in un caso politico, culturale e istituzionale che ora coinvolge il Vicariato di Roma, il Ministero della Cultura e le opposizioni parlamentari.
Tutto ruota attorno alla cappella del Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Lucina, dove un cherubino raffigurato in un affresco di recente fattura (realizzato nel 2000) e interessato da operazioni di restauro dal 2023, ha attirato l’attenzione per una sorprendente somiglianza con il volto del presidente del Consiglio. La notizia, rilanciata da indiscrezioni di stampa e amplificata dai social, ha innescato una reazione a catena.
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La modifica dell’affresco durante i lavori di ristrutturazione
Il Vicariato di Roma ha dichiarato di non essere stato informato di alcuna modifica iconografica e ha annunciato l’avvio di un’indagine interna. Secondo la ricostruzione ufficiale, l’azione autorizzata riguardava un semplice restauro conservativo, senza modificare o aggiungere nulla. La trasformazione del volto del cherubino sarebbe stata dunque un’iniziativa autonoma del decoratore, non condivisa con gli organismi competenti né con la Sovrintendenza.
Sul caso si è mosso anche il Ministero della Cultura, che ha disposto un sopralluogo tecnico immediato per accertare la natura dell’intervento e valutare eventuali violazioni del Codice dei beni culturali. In gioco non c’è solo la correttezza del restauro, ma un principio più ampio che riguarda la tutela dell’autenticità delle opere, anche quando non antiche, e il confine tra conservazione e reinterpretazione arbitraria.
L’affresco scatena polemiche anche nel mondo della politica
Nel frattempo, la vicenda è diventata terreno di scontro politico. Le opposizioni parlano apertamente di un episodio grave e chiedono chiarimenti su responsabilità e procedure. C’è chi evoca il rischio di una personalizzazione del patrimonio culturale e chi spinge l’accusa fino a parlare di culto della personalità, giudicando inaccettabile l’idea che un volto contemporaneo possa essere proiettato, anche indirettamente, su un’opera in un luogo di culto.
La presidente del Consiglio ha scelto invece la via dell’ironia. Con un post sui social, Meloni ha condiviso l’immagine dell’angelo commentando: “No, decisamente non somiglio a un angelo”. Un tentativo di sdrammatizzare che però non ha fermato le polemiche. A difendersi è anche l’autore del restauro, Bruno Valentinetti, 83 anni, sacrestano e decoratore della basilica, che respinge ogni accusa.
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