La difesa del generale libico Almasri ha presentato ricorso contro l’ammissibilità del procedimento aperto nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale per presunti crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi in Libia. I legali chiedono che il caso venga dichiarato inammissibile davanti ai giudici dell’Aja e sia invece trattato dalle autorità giudiziarie libiche, richiamando il principio di complementarità sancito dallo Statuto di Roma.
Il procedimento si inserisce nelleindagini internazionali sui criminiperpetrati durante le fasi più acute del conflitto libico, esploso dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011 e proseguito tra governi rivali, milizie armate e ingerenze straniere. Negli anni, la Corte ha aperto diversi fascicoli su episodi diviolenze sistematiche, detenzioni arbitrarie, torture e attacchicontro civili.
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Il ricorso di Almasri
I difensori di Almasri, nel ricorso presentato, citano in particolare gli articoli 17 e 19 dello Statuto di Roma, che disciplinano rispettivamente i criteri di ammissibilità e le contestazioni di giurisdizione. Secondo la linea difensiva, la Libia sarebbe oggi nelle condizioni di garantire un processo equo, rendendo quindi superfluo l’intervento della Corte internazionale.
Infatti, il principio di complementarità prevede che laCpiintervenga solo quando lo Stato competente non possa o non voglia realmente perseguire i responsabili. La questione, dunque, si concentra sulla capacità effettiva del sistema giudiziario libico di assicurare indipendenza, sicurezza e tutela delle garanzie processuali.
Le prossime tappe dell’iter giudiziario
Il ricorso è stato trasmesso alla Camera preliminare I della Corte, che con un’ordinanza del 13 maggio ha fissato al 3 luglio il termine entro cui la Libia e la Procura dell’Aja dovranno presentare le proprie osservazioni. Di conseguenza, su queste deposizioni i giudici baseranno la decisione sull’ammissibilità del caso.
L’esito del processo potrebbe avere un impatto rilevante non solo sulla posizione personale di Almasri, ma anche sui rapporti tra la Corte e le autorità di Tripoli. La decisione della Camera preliminare, quindi, sarà determinante per chiarire se il processo dovrà svolgersi all’Aja o davanti ai tribunali libici.
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