Parole durissime, cariche di rabbia e amarezza, quelle pronunciate daAllegra Gucci, che torna a parlare pubblicamente della lunga battaglia giudiziaria contro la madre Patrizia Reggiani,condannata come mandante dell’omicidio di Maurizio Gucci nel 1995, come riportato da un’esclusiva del Corriere della Sera.
In una nota affidata ai social,Allegra Gucci ha commentato con profonda delusionela decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo sul ricorso presentatoinsieme alla sorella Alessandra contro lo Stato italiano. Al centro della vicenda c’è il controverso vitalizio che, secondo la legislazione italiana, le due figlie avrebbero dovuto corrispondere proprio alla madre, nonostante fosse stata condannata per aver fatto assassinare il padre. “È stato come pagare un riscatto: chi ha ucciso ha incassato, chi ha perso il padre ha pagato”, ha scritto Allegra Gucci.
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L’accordo da 3,9 milioni di euro
La disputa si è trascinata per quasi vent’anni tra tribunali italiani e svizzeri. Secondo quanto raccontato dall’erede Gucci,lei e la sorella si sarebbero trovate costrette a negoziare con la madresotto la minaccia concreta di pignoramenti e procedure esecutive.
Il risultato finale è statoun accordo economico da 3,9 milioni di euro, cifra molto inferiore rispetto ai circa 43 milioni complessivamente maturati negli anniattraverso il vitalizio previsto dalle sentenze italiane. Una riduzione resa possibile dalla compensazione con il danno riconosciuto alle figlie per la perdita del padre. Ma per Allegra Gucci quell’intesa non rappresenta una scelta libera, bensì una resa forzata davanti a una sentenza che “non sarebbe mai dovuta esistere”.
Nel lungo sfogo,Allegra Gucci ricostruisce il peso umano e psicologico della vicenda, parlando di anni segnati da udienze,spese legali e tensioni continue. “Nessuno ha detto che dietro quei 3,9 milioni di euro ci sono vent’anni di provvedimenti, di udienze, di atti giudiziari, di notti in cui due donne hanno dovuto fare i conti con il fatto che lo Stato le stava consegnando alla mercé di chi aveva ordinato la morte del loro padre”.
“Lo Stato ci ha lasciate sole”
L’erede della famiglia Guccipunta il dito soprattutto contro il sistema giuridico italiano e contro la decisione della Corte europea,accusata di non essersi pronunciata sul nodo centrale della questione: se sia giusto che gli eredi di una vittima di omicidio debbano economicamente sostenere il responsabile del delitto.
Allegra Gucci utilizza una metafora molto forte: “Immaginate che qualcuno venga rapito e costretto a pagare un riscatto per riottenere la libertà. Una volta pagato, si rivolge ai tribunali per ottenere giustizia e si sente rispondere: ‘Hai già pagato, la questione è chiusa’”. Secondo Allegra, è esattamente ciò che sarebbe accaduto con lapronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo, che avrebbe dichiarato superata la controversiadopo l’accordo economico raggiunto tra le parti.
Nel messaggio pubblicato online, Allegra Gucci ricorda inoltre che lei e la sorella accettarono l’eredità del padre quando erano molto giovani, sulla base di un inventario notarile che non includeva il vitalizio tra i debiti ereditari. Per questo motivo, conclude, la vicenda non può considerarsi chiusa: “Il silenzio, in diritto come nella vita, non è neutralità: è abbandono”.
A più di trent’anni dall’omicidio di Maurizio Gucci,il caso continua dunque a lasciare dietro di sé non soltanto conseguenze giudiziarie, ma anche profonde ferite familiarie morali che, per le figlie dell’imprenditore, non si sono mai realmente rimarginate.
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