Alex Pompa, il ragazzo che uccise il padre violento è stato condannato a 6 anni e 2 mesi

Scontenti della condanna sia l'avvocato difensore, che ha definito la sentenza "incomprensibile", sia la mamma Maria che continuerà a battersi per la libertà del figlio

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Alex Pompa, il ragazzo di Collegno, Torino, che uccise il padre violento nell’aprile del 2020 è stato condannato a 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione. La sentenza è arrivata dalla Corte d’Assise d’Appello. Il ragazzo, in un primo momento, era stato assolto in primo grado per legittima difesa dalla corte d’Assise di Torino.

Scontento della sentenza l’avvocato difensore Claudio Strata, che ha definito la pena “incomprensibile“. Anche per la mamma non è finita qui: “Alex non è un omicida, ci ha salvato la vita. Non siamo d’accordo con la condanna, andremo avanti“.

Alex Pompa, l’omicidio del padre

Il giovane Alex uccise il padre la sera del 30 aprile nel 2020, in seguito all’ennesima violenza perpetrata sulla madre e il fratello. Gli inflisse 34 coltellate, con 6 armi da taglio diverse, all’addome, alla schiena e al torace. Dopo il sanguinoso omicidio chiamò immediatamente i carabinieri confessando tutto: “Ho ucciso mio padre“.

Carabinieri
Carabinieri

L’aggressione alla madre, avvenuta quel giovedì di 3 anni fa, era scattata per motivi di gelosia. Il padre 54enne dopo averla spiata al lavoro e visto che un collega le aveva appoggiato una mano sulla spalla “ha perso la testa”. Tornato a casa ha iniziato a inveire e colpirla. “L’ha chiamata al telefono 101 volte. Quando è rientrato a casa sembrava posseduto dal demonio” spiegarono Alex e il fratello Loris agli agenti quella notte, “pensavamo ci ammazzasse tutti“.

Alex Pompa, chi era la vittima

La vittima si chiamava Giuseppe Pompa, aveva 52 anni ed era un uomo, stando alle testimonianze dei famigliari “ossessivo e violento“. “Problematico e molesto” era solito mettere in scena delle sfuriate violente all’interno della mura domestiche specialmente nei confronti della moglie Maria Caiola. Anche il magistrato ha riconosciuto che l’uomo era “l’artefice delle sofferenze del figlio“. Nonostante questo, però, è stato costretto a chiedere 14 anni per il ragazzo, visto che il codice gli impediva di chiedere la prevalenza delle attenuanti sull’aggravante del vincolo di parentela e quindi una pena ridotta. “Valutino i giudici se questa norma è ragionevole” ha dichiarato il pg in merito all’omicidio su TGCOM24.

Alex Pompa, la difesa: “Sentenza difficile da accettare”

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Alex Pompa e il suo avvocato difensore Claudio Strata @X

Fatto sta che, anche se sono state valutate le attenuanti e la pena è stata dimezzata, l‘avvocato difensore di Alex Pompa è rimasto deluso dalla sentenza “difficile da accettare”. In particolare il legale fa riferimento alla trasmissione degli atti in procura perché si valutino le testimonianze della mamma e del fratello dell’imputato. “La madre e il figlio sono già stati ascoltati la notte stessa dell’omicidio. Per i giudici di primo grado erano stati considerati affidabili. I giudici d’Appello sono stati di diverso avviso. Inaccettabile” ha affermato il penalista.

La mamma: “Non smetteremo di lottare per Alex”

La persona più delusa e arrabbiata per la sentenza è sicuramente la mamma di Alex. “Non è un assassino, ci ha salvato. Sono sconcertata, se vogliamo un cambiamento bisogna aiutare le donne vittime di femminicidio. Agendo si eliminano i casi di violenza di genere e si evitano certe tragedie come quella di Giulia Cecchettin. Non mi arrendo a questa sentenza” ha dichiarato la donna. “Andremo avanti, non è possibile che a nessuno interessi che la prossima donna uccisa potevo essere io” ha concluso Maria, la mamma di Alex.

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