Era tutto pronto per il matrimonio, ma alla vigilia delle nozze la celebrazione è stata rinviata. È accaduto a Montevago, in provincia di Agrigento, dove la sindaca Margherita La Rocca Ruvolo ha disposto il differimento del matrimonio tra una 29enne del paese e un 26enne tunisino irregolarmente soggiornante in Italia. La cerimonia era fissata per l’11 agosto, ma il provvedimento della prima cittadina è arrivato il giorno precedente, dopo una segnalazione relativa alla possibile natura combinata delle nozze.
A far scattare l’intervento della sindaca è stata una segnalazione non anonima nella quale si ipotizzava che il matrimonio potesse essere stato organizzato e si sosteneva, in particolare, che il padre della giovane avrebbe ricevuto 8 mila euro dal futuro sposo per consentire il matrimonio con la figlia. Un’accusa che il genitore respinge categoricamente.
Le accuse sul matrimonio organizzato ad Agrigento
“Ho ricevuto una segnalazione seria e non potevo voltarmi dall’altra parte”, ha spiegato la sindaca, precisando di essersi immediatamente confrontata con il prefetto. Alla base della decisione ci sarebbero anche le condizioni di fragilità della giovane, conosciuta dai servizi sociali. “Non so realmente cosa ci sia dietro questa vicenda, ma era mio dovere segnalarla e adottare un provvedimento di cautela”, ha aggiunto La Rocca Ruvolo.
La vicenda coinvolge anche la posizione del futuro sposo. Dalla nota della Prefettura di Agrigento richiamata nel provvedimento della sindaca emerge infatti che il 26enne tunisino risulta irregolare sul territorio italiano. A suo carico figurano un provvedimento di respingimento emesso dalla Questura di Trapani e un ulteriore provvedimento di espulsione.
Le accuse di matrimonio combinato vengono però respinte con decisione dalla famiglia della ragazza. Il padre, Rosario Gambino, nega di avere ricevuto denaro e sostiene che la figlia abbia scelto autonomamente di sposarsi perché innamorata. “Mia figlia è innamorata – ha affermato – è stata lei a dirmi che voleva sposarsi. Non c’è stato nessun matrimonio combinato e io non ho ricevuto soldi”.
Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Sciacca. Il giovane tunisino, in attesa degli sviluppi del procedimento, è sottoposto all’obbligo di firma tre volte alla settimana presso la caserma locale. Al momento, dunque, le nozze restano sospese e la celebrazione è stata differita a data da destinarsi. Saranno gli accertamenti della Procura a chiarire se dietro la decisione di sposarsi vi siano effettivamente le circostanze denunciate nella segnalazione oppure se, come sostiene la famiglia della giovane, si tratti semplicemente di una scelta sentimentale della coppia.
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