“Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia”, ha dichiarato Mario Adinolfi. Il giornalista ha rotto il silenzio dopol’arresto di ierieseguito dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta che lo vede accusato di truffa ed evasione fiscale. In una lunga nota diffusa nelle ultime ore, il leader del Popolo della Famiglia respinge con fermezza ogni contestazione, definendosi “totalmente innocente” e parlando di una “vicenda surreale” che avrebbe colpito ingiustamente lui e la sua famiglia. Inoltre, Adinolfi ha annunciato che il proprio legale, l’avvocato Riccardo Di Lorenzo, presenterà un’istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca della misura cautelare.
Nella nota, Adinolfi afferma di affrontare il momento con serenità, sostenuto dalla fede e dalla vicinanza ricevuta da amici e anche da alcuni avversari politici. Utilizzando un riferimento biblico, paragona la propria situazione alla sfida tra Davide e Golia, sostenendo di essere finito al centro di una convergenza di interessi volta a screditarlo pubblicamente. Il giornalista lamenta anche quella che definisce una violazione del segreto istruttorio, contestando la diffusione sui media di dettagli dell’indagine ancora nella fase preliminare e criticando il modo in cui televisioni e giornali avrebbero raccontato la vicenda. “Affronterò i tg che in prima serata mi danno per colpevole non usando i condizionali”, ha affermato il giornalista.
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La replica alle accuse e le contestazioni sulle ricostruzioni mediatiche
Adinolfi poi passa alle accuse riguardanti il presunto utilizzo del denaro e il proprio stile di vita. Infatti, nella nota smentisce categoricamente le ricostruzioni secondo cui avrebbe acquistato beni di lusso, orologi costosi, quadri, lingotti d’oro, imbarcazioni o finanziato viaggi esclusivi. Sostiene di non essere mai stato alle Maldive né in Egitto e di non aver mai posseduto yacht, orologi di lusso o altri beni riconducibili all’immagine di un tenore di vita elevato.
Inoltre, il leader del Popolo della Famiglia evidenzia che, al termine della lunga perquisizione domiciliare durata circa 14 ore, gli investigatori avrebbero sequestrato soltanto due fogli di carta e un bancomat “Vivo da monaco, senza vizi”, afferma, descrivendosi come una persona dalle abitudini estremamente sobrie e sostenendo che il proprio stile di vita sia noto a chi lo conosce.
La difesa di Adinolfi e l’attesa per i prossimi sviluppi
Nella parte conclusiva della sua dichiarazione, Adinolfi affronta anche uno degli aspetti al centro dell’indagine, quello relativo alle scommesse. Riconosce di giocare da molti anni, precisando però di non aver mai sollecitato altre persone a partecipare e di non essersi mai arricchito a discapito di altri. Secondo la sua versione, il gioco rientrerebbe nell’ambito delle “obbligazioni naturali non ripetibili”, come previsto dal Codice civile.
Sul piano giudiziario, la difesa è pronta a chiedere il riesame della misura cautelare, sostenendo che non sussistano né il rischio di reiterazione del reato, né quello di inquinamento delle prove o di fuga. L’inchiesta prosegue quindi nella fase delle indagini preliminari, mentre saranno gli accertamenti della magistratura a verificare la fondatezza delle accuse e delle argomentazioni difensive. Intanto, il giornalista ribadisce la propria fiducia nella giustizia. “Ma alla fine quella che conta per me è la giustizia di Dio e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte”, conclude Adinolfi.
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