Dal 2026 i cittadini italiani potrebbero dire addio ai controlli caldaie. Lo prevede il nuovo decreto semplificazione del Ministero dell’Ambiente che, come dice il titolo, mira a rendere più snella la burocrazia del nostro Paese. L’obiettivo sarebbe quello di ridurre i controlli sulle circa 20 milioni di caldaie domestiche che sono presenti sul territorio.
Nello specifico, l’articolo 8, comma 3, prevede l’eliminazione delle ispezioni “in situ” per tutti gli impianti termici sotto i 70 kilowatt. Questo significa che la maggior parte delle caldaie domestiche a gas non sarebbero più sottoposte a controlli diretti nelle abitazioni. Al loro posto resterebbero verifiche documentali a distanza, effettuate dagli enti competenti sulla base dei dati caricati nei catasti regionali degli impianti termici. In questo modo, dovrebbero ridursi i costi sulle spalle dello Stato.
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Eppure, dietro questa semplificazione vi sarebbero alcuni punti da approfondire. Innanzitutto, c’è da ricordare che almeno 7 milioni di caldaie nel Paese hanno più di 15 anni di età e sono quindi più soggette ai guasti. Inoltre, per quanto riguarda i catasti, viene sottolineato come questi non siano spesso aggiornati e funzionino a macchia di leopardo, cioè utilizzando anche piattaforme diverse che spesso non hanno dialogo tra loro e non incrociano i dati con quelli dei contratti di fornitura del gas, dell’anagrafe o dell’abitabilità degli immobili.
Addio ai controlli caldaie: quali sono i rischi
Così, l’Unione L’Unione Artigiani di Milano e Monza Brianza lancia un allarme su quanto preso in considerazione dal governo. “Così si risparmia oggi, ma si paga domani in sicurezza, salute e ambiente“, hanno spiegato, per poi aggiungere: “Affidare la sicurezza delle abitazioni a controlli ‘da scrivania’ significa presupporre un sistema informativo che oggi, semplicemente, non esiste“.
A preoccupare, poi, è la decisione di introdurre un solo controllo di efficienza energetica ogni quattro anni come standard nazionale. Le Regioni potranno prevedere verifiche più frequenti, ma solo motivandole e ottenendo il via libera del Ministero. Anche in questo caso, l’Unione degli Artigiani ha sostenuto che il pericolo sarebbe quello di scoraggiare i territori più virtuosi, quelli che negli anni hanno investito in modelli di controllo avanzati.
Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani, ha spiegato al Corriere della Sera che l’impressione di questo decreto è quello di far risparmiare gli italiani, senza però tener conto dei pericoli. “Sarebbe come togliere il controllo periodico sulle automobili perché costa. Con il rischio di avere più incidenti e più inquinamento”, ha spiegato, citando anche i dati del Comitato Italiano Gas: tra il 2019 e il 2023 gli incidenti legati al gas canalizzato per usi civili sono stati 1.119, con 128 decessi e 1.784 feriti. Senza controlli periodici, quindi, si rischia che questi dati aumentino.
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