Un dolore senza precedenti e un’indignazione potentissima che è riuscita a far superare anche le barriere culturali. La morte di Youssef Abanou, il 18enne accoltellato a morte lo scorso venerdì mentre si trovava a scuola, ha dato inizio ad un movimento di protesta, affinché sul tema della violenza giovanile venga redatta una legge ad hoc.
Un tentativo di evitare che episodi così tragici possano verificarsi nuovamente e al contempo trasformare la morte di Abu nell’ultimo esempio del disagio vissuto dai giovani sul territorio italiano. Il 18enne è morto dopo ore di agonia a causa di una coltellata al costato sferrata da Air Zouhair, che ha confessato l’omicidio. L’aggressore avrebbe agito per gelosia, spiegando di aver scoperto che la vittima inviava foto alla ragazza con cui si stava frequentando.
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Il chiarimento della giovane contesa
Proprio la giovanissima, una minorenne di La Spezia, ha commentato quanto accaduto sui social network, fornendo la sua versione dei fatti su quanto accaduto dopo la morte del 18enne. “Sì, sono la ragazza per cui un ragazzo ha perso la vita. Chiederei di non inventare gossip scherzando sulla morte di un ragazzo“, ha scritto durissima in una stories sul suo profilo Instagram. La minore sostiene, poi, di aver sempre cercato di mediare i rapporti tra i due, cercando di evitare che litigassero.
Inoltre, la ragazza ha chiarito di non aver contattato le forze dell’ordine per difendere Zouhair, sostenendo invece di non avergli mai più rivolto la parola dopo l’aggressione. “È stato sconvolgente anche per me. Chi ha visto parli, chi sa mi scriva, ogni testimonianza è importante. Sentirò tutti appena posso, sono l’unica che può fare qualcosa, e combatterò fino all’ultimo per lui e la sua famiglia“, ha scritto ancora, prima di inviare un messaggio di condoglianze e vicinanza alla famiglia della vittima.
Accoltellato a scuola, le scuse della famiglia dell’aggressore
Famigliari che ancora non riescono a darsi pace per quanto accaduto. Questa mattina, sulle colonne del Corriere della Sera, il padre di Zouhair ha voluto rivolgere le proprie scuse alla famiglia della vittima. “Io sono padre e penso ad un altro padre che ha perso suo figlio. Voglio chiedere scusa a lui, alle sorelle del ragazzo, a tutta la sua famiglia. Proprio perché padre capisco il loro dolore. Mi dispiace tantissimo per quello che è successo“, ha sostenuto, chiarendo poi di non aver mai visto comportamenti pericolosi da parte del figlio. L’uomo sostiene inoltre che il 19enne non avrebbe recuperato il coltello a casa, ma da qualche altra parte.
Le sue scuse, però, non sono state accettate dai famigliari di Abu. “Un ragazzo che a 19 anni è già diventato un assassino non ha ricevuto alcuna educazione“, ha tuonato lo zio della vittima, ricordando che senza i giusti insegnamenti da parte della famiglia non si può pretendere che un ragazzo sappia come comportarsi anche a scuola.
La manifestazione fuori l’obitorio
Oggi, parenti e amici di Abu hanno messo in atto una protesta spontanea davanti all’obitorio dove si trova il corpo della vittima. Un centinaio di persone ha occupato il marciapiede e la sede stradale esponendo cartelli per chiedere il massimo della pena nei confronti dell’assassino e l’impegno delle istituzioni nel rendere sicure le scuole. “La scuola è complice“, “Giustizia per Abu“, “Vogliamo una giustizia veloce” e “Abbiamo paura a tornare a scuola” sono alcuni di essi.
Il padre e lo zio di Abanoud, accompagnati dal questore Sebastiano Salvo, sono stati fatti salire al primo piano del Palazzo del Governo dove hanno incontrato Giuseppe Valditara. Secondo quanto si apprende, il ministro ha concluso l’incontro con un lungo e commosso abbraccio per entrambi i famigliari.
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