Il ritorno del nucleare in Italia sembra sempre più vicino. SecondoGian Luca Artizzu, amministratore delegato di Sogin (Società gestione impianti nucleari), lalegge delegache il governo sta prendendo in considerazione può essere “un’ottima piattaforma per affrontare in modo completo i vari aspetti che possono contribuire alritorno della produzione elettrica da fonte nucleare in Italia“.
L’Ad ha ribadito, nel corso di una intervista al giornaleDiritto&Affari, come la missione primaria al momento sia quella dello smantellamento delle centrali nucleari presenti sul territorio italiano e al contempo la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi. In questo senso, ilDeposito nazionalecontinua ad essere una “infrastruttura imprescindibileper chiudere definitivamente il ciclo del passato e garantire una gestione sicura e centralizzata“.
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I nuovi reattori nucleari, infatti, sfrutteranno tecnologie ben diverse rispetto a quelle del passato. Artizzu ha ricordato comeSogin continui a formare e aggiornare continuamente tecnici e dipendentidelle imprese appaltatrici, forze dell’ordine, vigili del fuoco e Protezione civile attraverso la propria Scuola di Radioprotezione, ovvero la Radwaste Management School, che offre una “zona controllata” in cui farli operare.
Il tutto per non perdere ilknow howitaliano sul nucleare e tenere il Paese pronto per un eventuale ritorno delle centrali. Proprio sul ritorno della produzione,Artizzu ha spiegato di credere nelle opportunità offerte dai reattori di III generazione, che sono “caratterizzati dalla passivazione fisica degli aspetti legati alla sicurezza” e dalla modularità. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che il rilancio consentirebbe anche il riutilizzo di “infrastrutture già esistenti e di altissimo pregio“, così da diminuire i costi di sistema così come i prezzi al consumatore.
“La prospettiva deve essere di lungo periodo“, ha sostenuto l’Amministratore delegato di Sogin, chiarendo che laneutralità climatica al 2050non può essere considerata un punto di arrivo che esaurisce il problema energetico. “Investire in tecnologie con una vita utile di 60-80 anni significa costruire oggi un ecosistema industriale e culturale capace di sostenere le generazioni future“, ha spiegato, aggiungendo che per quanto riguarda i costi è sempre necessario procedere con una informazione corretta.
“Il nucleare ha bisogno di verità, non di propaganda“, ha sostenuto, aggiungendo c’è sempre più confusione tra i costi di produzione e i prezzi finali. In questo senso, Artizzu ha specificato chela scelta deve essere compiuta non in base ai prezzi, ma tenendo in considerazione la stabilità, la continuità della fornitura, la durata degli impianti e l’utilizzo delle infrastrutture esistenti. “Anche perché, nell’arco di vita una centrale nucleare, un’equivalente potenza fotovoltaica dovrebbe essere reinstallata quattro o cinque volta e un parco eolico tre o quattro“, ha concluso convinto. I prossimi anni saranno dunque fondamentali per comprendere le nuovi possibilità di implementazione del mix energetico italiano.
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