«Ancora un po’ di tempo»: slitta ancora il trattato sull’alto mare all’Onu

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Oltre 15 anni di discussione e nessuna conclusione al testo per la protezione dell’alto mare. Greenpeace attacca: «Colpa della vostra avidità»

Dopo 2 settimane di trattative, gli Stati membri dell’Onu non sono riusciti a finalizzare il trattato per la protezione dell’alto mare, con importanti questioni che restano ancora aperte e che bloccano un accordo cruciale per la salvaguardia degli oceani.

 Questo trattato riguarda specificamente l’alto mare, che inizia dove terminano le zone economiche esclusive (Zee) degli Stati, a un massimo di 200 miglia nautiche (370 km) alla costa, e che quindi non è sotto la giurisdizione di nessuno.

Mentre la buona salute degli ecosistemi marini è fondamentale per il futuro dell’umanità, specie per limitare il riscaldamento globale, solo l’1% di questo spazio, che rappresenta il 60% degli oceani, è protetto.

In oltre 15 anni nessun testo è stato ancora prodotto

Più di 15 anni di discussioni informali e poi formali per produrre un testo vincolante, la sessione di venerdì, la quinta, sarebbe dovuta essere l’ultima, come già la quarta, avvenuta a marzo.

Nonostante le discussioni si siano protratte fino a sera, non si è riusciti ad arrivare a meta.

La presidente della conferenza, Rena Lee, commenta, ottenendo l’approvazione della plenaria a sospendere i lavori fino a nuova data da destinarsi: «Non siamo mai stati più vicini al traguardo in questo processo. Anche se abbiamo fatto ottimi progressi, abbiamo ancora bisogno di un po’ di tempo per arrivare al traguardo».

Controversie: i motivi delle lungaggini

Tra gli argomenti più controversi di queste trattative c’è la distribuzione dei possibili profitti derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche dell’alto mare, con industrie farmaceutiche, cosmetiche e chimiche “assetate” di nuove molecole da utilizzare.

Rispondendo alle richieste dei Paesi in via di sviluppo che temono di perdere potenziali benefici perché non possono condurre questa costosa ricerca, l’ultima bozza di testo ha lasciato sul tavolo la ridistribuzione iniziale del 2% (e fino all’8%) delle vendite future di prodotti da queste risorse che non appartengono a nessuno.

Greenpeace aveva accusato giovedì l’UE, gli Stati Uniti e il Canada di aver trascinato questi negoziati verso il fallimento a causa della loro avidità di controllare queste risorse.

L’importanza della salvaguardia

Uno dei pilastri del trattato sulla “conservazione e uso sostenibile della biodiversità marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale” è quello di creare aree marine protette, che Maxine Burkett, funzionario per gli oceani presso il dipartimento di Stato americano, definisce: «Un passo cruciale negli sforzi per proteggere almeno il 30% del pianeta entro il 2030»

Alcuni esperti temono che, se il trattato sull’alto mare non sarà concluso entro la fine dell’anno questo obiettivo sarà fuori portata.

Le delegazioni sono tuttora contrarie al processo di creazione di queste aree protette, nonché sulle modalità di applicazione dell’obbligo di studi di impatto ambientale prima di una nuova attività in alto mare.

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